• La Boldrini si batta anche contro gli hater della Meloni

    Condividi l'articolo

    “C’è una violenza di nuova generazione, che ha il volto del linguaggio d’odio, del sessismo e della misoginia online”. Laura Boldrini scende in campo contro gli hater, i bulletti da tastiera, teste vuote che gonfiano i muscoli, protetti da un monitor, e pensano di farla franca perché tanto sono parole. Ma le parole, come spiega la deputata piddì nel giorno del lancio di #EioTiPubblico, “in apparenza non lasciano lividi ma feriscono in uguale misura e seminano danni irreparabili”. Verissimo. Se, però, contro gli idioti della porta accanto si schiera il codazzo di femministe, attrici e cantanti che la Boldrini ha chiamato in causa, chi avrà il coraggio di fare una campagna contro gli altri odiatori seriali, quelli vip, che ogni giorno spopolano su social, tv e giornali? Nessuna.

    Nessuna, per esempio, si è mai schierata e mai si schiererà contro Roberto Saviano. Lui può tranquillamente dare alla Meloni della “bastarda” e passare per vittima. Fior fior di femministe, che si riempiono la bocca di asterischi e schwa, si sono schierate dalla sua parte. Michela Murgia, per esempio. Per lei insultare la Meloni è una forma di cultura. Dopo tutto a sinistra sono in molti a pensare che la Meloni non sia donna al cento per cento. “Non tutte le donne sono uguali”, ebbe a dire la Boldrini a riguardo. E pure Enrico Letta non ci andò giù per il sottile: “Non va bene una donna così”. Un vero manicomio. Tra l’altro piuttosto affollato. Tra le fan di Saviano ci sono pure scrittrici come Chiara Valerio, che sul bastarda-gate s’è inventata il “bullismo di Stato” (contro Saviano, ovviamente), ed Elena Stancanelli che in vista della prossima udienza del processo ha gridato “Donne di tutta Italia, unitevi!” (contro la Meloni, ovviamente).

    Di hater, la Meloni, ne ha una valanga. Il più violento, probabilmente, è Oliviero Toscani. Nel corso degli ultimi anni le ha tirato addosso ogni tipo di insulto. I peggiori sono stati “brutta” e “ritardata”, ma a cercare su Google se ne trovano molti altri. C’è poi Andrea Scanzi. Al pari del suo direttore, si è costruito l’intera carriera a suon di prese in giro più o meno ingiuriose. Alla Meloni, per esempio, disse “pesciarola querula”. Non fece meglio Repubblica. Nel ritratto intitolato Giorgia Meloni icona della destra trash, la leader di Fratelli d’Italia venne ridotta a macchietta per l’inflessione romana, il modo di vestire e le posture. L’autore dell’articolo la definì, senza troppi giri di parole, “borgatara”. Stessa musica suonata da Carlo Calenda. “Burina del KKK”, le disse. E se usciamo dall’universo maschile, tanto per citarne una, ecco Asia Argento. Su Facebook pubblicò una foto della Meloni a cena e commentò: “La schiena lardosa di una fascista”.

    Aspettiamo la Boldrini per mettere in riga anche loro. Inchiodi questi bulletti da tastiera ai loro insulti. Dica apertamente che non si fa. Faccia una campagna social contro questi odiatori. Dimostri che la Meloni è una donna come tutte le altre e che Saviano e compagnia cantante non devono fare i machi contro di lei.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte