La bomba dell’inflazione minaccia la ripresa. La Bce è già in guardia

Nov 20, 2021

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    Due pericoli minacciano il consolidarsi della ripresa economica in Italia. Il primo è la ripresa massiccia dei contagi da Covid-19 con la necessità di ulteriori chiusure. Il secondo è l’inflazione. La Banca d’Italia, nel Rapporto sulla Stabilità finanziaria pubblicato ieri, è maggiormente allarmata dalla pandemia e ritiene che l’incremento dei prezzi, «sebbene più persistente di quanto inizialmente atteso», sia destinato a riassorbirsi visto che le stime di lungo termine non sono impattate dal trend attuale.

    Discorso diverso per Confcommercio. L’Ufficio studi di Piazza Belli nell’ultima analisi congiunturale ha evidenziato che questi due fattori «potrebbero frenare la spesa delle famiglie, provocando così un ridimensionamento delle aspettative di ripresa dell’economia italiana nel 2022». Il recupero dei consumi a ottobre, spiega la confederazione guidata da Carlo Sangalli, è stato determinato principalmente dai servizi «che hanno beneficiato di un ulteriore passo in avanti verso la piena operatività, mentre per i beni si è tornati a un segno negativo». La crescita tendenziale dei consumi lo scorso mese è stata del 3,4%, sintesi di un +21,4% per i servizi e di un calo del 2% per i beni.

    La domanda per i beni nel suo complesso, osserva Confcommercio, conferma le difficoltà delle famiglie di passare dal recupero alla crescita vera e propria. L’incremento annuo del Pil, nonostante un rallentamento atteso negli ultimi due mesi dell’anno, dovrebbe attestarsi al 6,2 per cento. Ma proprio l’inflazione potrebbe rendere queste previsioni obsolete: a novembre la crescita dei prezzi al consumi è stimata al 3,4% tendenziale. L’indice dovrebbe mantenersi su valori abbondantemente superiori al 2% fino all’inizio del 2023, conclude Confcommercio.

    E non è un caso che analoghe valutazioni siano state effettuate dalla Banca centrale europea nel momento in cui si deve valutare se intervenire sulla politica monetaria espansiva per evitare che la lievitazione dei prezzi mandi in fumo la ripresa economica. «Un rialzo dei tassi d’interesse adesso non avrebbe effetto sullo shock inflazionistico che sta colpendo l’economia europea ma colpirebbe i redditi disponibili delle famiglie, ponendo un freno alla ripresa», ha detto ieri la presidente della Bce, Christine Lagarde, al Congresso bancario di Francoforte. Una presa di posizione molto decisa confermata dinanzi a una platea, come quella tedesca, che invece vorrebbe vedere i saggi di interesse abbandonare quota zero, visto che in Germania l’inflazione ha raggiunto il 4% a fronte di una crescita del Pil stimata tra il 2,4% e il 2,7. «La Bce deve esercitare pazienza e persistenza per l’obiettivo di un’inflazione sostenibile intorno al 2%, e l’attuale fiammata dei prezzi oltre il 4%, essendo destinata ad esaurirsi, non realizza ancora le condizioni desiderate per poter cambiare orientamento di politica monetaria», ha aggiunto Lagarde di fatto confermando che i tassi non saranno toccati per tutto il 2022. «Come ho spiegato di recente, è molto improbabile che le condizioni per aumentare i tassi vengano soddisfatte l’anno prossimo», ha precisato.

    Anche il commissario Ue agli affari economici, Paolo Gentiloni, ha invitato a «evitare la tentazione di ritiri prematuri delle politiche espansive». Ma il presidente uscente della Bundesbank, il «falco» Jens Weidmann, ha ribadito che «la politica monetaria non dovrebbe impegnarsi per troppo tempo nella sua attuale posizione molto espansiva». Una delle sue ultime intemerate contro un’Eurotower che ha sempre ignorato le sue critiche.


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