La bufala della sinistra vincente grazie al M5S

Ott 6, 2021

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    Qualcuno dovrebbe dare un pallottoliere a Giuseppe Conte e a Marco Travaglio che, per addolcire l’amaro calice della sconfitta alle amministrative, stanno cercando di far passare la vulgata dei Cinque Stelle indispensabili a far vincere il centrosinistra. Non c’è niente di più falso. Il movimento si è asciugato ai minimi termini. Tanto da non influenzare più le sorti del voto. A Bologna e a Napoli, dove l’avvocato del popolo ha ridotto i suoi a una listarella d’appoggio, il candidato del centrosinistra avrebbe tranquillamente vinto anche senza l’esiguo apporto pentastellato. Stesso discorso anche per i Comuni dove ognuno è andato per i fatti propri. A Milano Beppe Sala, che non ha mai voluto l’apparentamento, non se ne sarebbe comunque fatto nulla del misero 2,7% grillino. Altro che indispensabili, dunque. È proprio quest’irrilevanza a obbligare l’ex premier a corteggiare Enrico Letta per non soccombere.

    “Non c’è nulla di originale nell’osservare che il nuovo centrosinistra giallorosa vince solo se è unito”. L’analisi, all’indomani della batosta, non arriva da Conte ma da Travaglio che, facendo proprie le parole di Totò (“È la somma che fa il totale”), spinge affinché si coroni il matrimonio tra Cinque Stelle e Partito democratico anche a livello nazionale. Basta, però, guardare i risultati delle amministrative per capire l’inconsistenza dell’alleanza giallorossa. “A Napoli con Manfredi (il centrosinistra, ndr) è un po’ più contiano e dimaiano – scrive il direttore del Fatto Quotidiano nell’editoriale di ieri – a Bologna con Lepore è molto più pidino”. Ne è convinto pure l’avvocato del popolo: “Non entro nelle dinamiche di personalizzazione – dice – ma quello per Napoli è un progetto in cui tutti hanno dato un contributo e nessuno è azionista di maggioranza da far prevalere priorità”. I numeri dicono, invece, l’esatto opposto. Basta saperli leggere.

    Andiamo con ordine. Nel capoluogo campano, tanto per cominciare, Gaetano Manfredi stravince sì col 62,9%, ma il Movimento 5 Stelle si ferma al 9,73%. Nulla a che vedere coi sogni di Conte che lo scorso giugno, mentre visitava la città a braccetto con Luigi Di Maio, fantasticava di portarlo ad essere il “partito di assoluta maggioranza”. Come abbiano fatto a bruciare nella capitale del reddito di cittadinanza (qui lo percepiscono oltre 180mila nuclei familiari) il 40% preferenze incassate alle europee di soli due anni fa, lo sanno soltanto loro. Sta di fatto che col 9,73% non sono determinanti nemmeno all’interno della coalizione. Senza il loro apporto Manfredi avrebbe infatti vinto ugualmente incassando il 53,2%.

    Lo stesso discorso vale per Bologna. Ma Travaglio sembra non accorgersene. Matteo Lepore trionfa con il 61,9% e i Cinque Stelle si fermano al 3,37%. Ebbene, senza di loro il candidato del centrosinistra sarebbe comunque passato al primo turno col 58,5%. Solo in una città, probabilmente, un’eventuale alleanza avrebbe mutato le sorti del voto. E questa è Torino dove Stefano Lorusso, con il 9% grillino, avrebbe evitato il ballottaggio. Va, però, detto che, qui come a Roma, il movimento aveva governato fino al giorno prima. Passare, quindi, a fare la stampella di un candidato sindaco espresso da un altro partito, per quanto all’interno della stessa coalizione, sarebbe stato uno schiaffo non indifferente.

    I sondaggisti sono tutti concordi nell’affermare che questi numeri non sono lo specchio del Paese. In caso di elezioni politiche, infatti, il centrodestra potrebbe sfiorare il 50%, mentre il centrosinistra difficilmente rientrerebbe nella partita. A meno che, ed è quello che Travaglio e compagnia pentastellata credono, non si celebrino le nozze col M5s. Per il direttore del Fatto Quotidiano “su scala nazionale (il centrosinistra, ndr) resta dieci punti sotto il pur malconcio centrodestra. Il che rende semplicemente comico il pressing dei giornaloni perché il Pd molli l’asse col M5s contiano per allearsi con non si sa bene chi. Se il Pd vince – conclude – è proprio grazie alla linea Zinga-Letta sull’alleanza col M5S”. È per questo che ancora ieri, a Porta a Porta, Conte ha ribadito che la sua “traiettoria” resta il dialogo “con il Pd e con le altre forze di sinistra e progressiste”. Non certo, però, per far vincere il centrosinistra, ma per non far sparire del tutto i Cinque Stelle, o meglio quel che resta di loro.


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