• La bufala di Letta sul Rosatellum: ecco perché il Pd sarebbe comunque spacciato

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    Più si avvicinano le elezioni e più cresce la preoccupazione del Pd per l’esito del voto. Enrico Letta non perde occasione per criticare il Rosatellum che, stando ad alcuni sondaggi, darebbe la possibilità al centrodestra di ottenere il 66% dei seggi.

    Un risultato che, visto con gli occhi del centrosinistra, rappresenta un vero e proprio pericolo per la democrazia. Ma, se anziché il Rosatellum avessimo avuto un’altra legge elettorale, il centrosinistra avrebbe avuto una qualche possibilità di vittoria? “A parità di voti espressi, ciascuna legge elettorale può dare risultati molto diversi”, premette il sondaggista Renato Mannheimer che, parlando con ilGiornale.it, non lascia molte speranze al segretario del Pd. “Certamente una legge elettorale può attenuare o falsare un voto – come quella inglese che elimina interi partiti -, ma qui è la Meloni che è in vantaggio perché ha saputo conquistare una larga fetta di elettori che il M5S ha perso al Nord e per tanti altri motivi”, spiega il fondatore di Ispo. Neanche il Mattarellum, a cui Letta era tanto affezionato perché gli riporta alla memoria la storica vittoria dell’Ulivo del 1996, avrebbe salvato il centrosinistra di oggi. Anzi, avrebbe generato un divario ancora maggiore perché prevedeva il 70% dei collegi uninominali e solo un 30% di quota proporzionale. “Dal momento che il centrodestra è unito, mentre il centrosinistra è diviso, probabilmente la differenza di seggi sarebbe stata maggiore”, spiega Antonio Noto che, in un recente sondaggio, attribuisce meno del 20% dei consensi al Pd.

    Il problema, come evidenzia anche Maurizio Pessato di Swg, è che sia il Rosatellum sia il Mattarellum spingono verso la bipolarizzazione e “solo se il centrosinistra fosse riuscito a formare una coalizione più ampia sarebbe stato più competitivo”. In assenza del ‘campo largo’, la strategua di polarizzare lo scontro politico di Letta non sta portando gli effetti sperati. “Una parte dell’elettorato, probabilmente, non si lascerà convincere e voterà altre forze di centro o di sinistra”, conferma Pessato. “Il parodosso è che Letta sta facendo una campagna elettorale come se ci fosse il campo largo, ma in realtà non è del tutto assente e, pertanto, ‘gli occhi della tigre’ non funzionano”, sottolinea anche il collega Noto. “I numeri parlando chiaro: Conte sta crescendo al Sud e il duo Calenda-Renzi è dato all’8%”, sentenzia Mannheimer. Ed è ancora più impietoso il quadro che dipinge Fabrizio Pregliasco, fondatore di YouTrend, che spiega: “Il centrodestra, con i numeri di oggi, avrebbe avuto la maggioranza anche con il proporzionale che si usa per le Europee, ma sarebbe più risicata. Col Rosatellum, invece, il centrodestra, che è avanti di 18 punti rispetto alla coalizione sul centrosinistra, potrebbe vincere almeno l’80% dei collegi. Se, infine, adottassimo il Mattarellum, si profilerebbe lo scenario di una super-maggioranza del 60% dei seggi totali del Parlamento”.

    L’unico sistema elettorale che potrebbe dare qualche chances al centrosinistra sarebbe, dunque, il sistema proporzionale con una soglia di sbarramento al 3%. “Si potrebbe una situazione di ‘parlamento ingorvernabile’ perché, senza le coalizioni, gli elettori voterebbero liberamente i partiti potrebbe invocare il voto utile e il centrodestra vincerebbe solo il 51% dei voti”, dice Pessato di Swg. “Ma, con un proporzionale alla tedesca e una soglia di sbarramento al 5%, avrebbe una maggioranza già un po’ più solida”. Secondo Antonio Noto, infine, l’unica legge elettorale che avrebbe potuto diminuire la differenza tra le due coalizioni è il proporzionale puro “perché quella consente di fare le alleanze in Parlamento anche perché può non dare un vincitore certo”. Il peccato originale di Letta è di non essersi saputo adattare a una legge elettorale che, oltretutto era stata voluto proprio dal Pd: “Se c’è un sistema che premia le coalizioni, è chiaro che devi fare un’alleanza quanto più ampia possibile anche se al suo interno ci sono dei dissapori”. Questo, però, potrebbe non bastare. “Una coalizione larga sarebbe stata più competitiva, ma il centrosinistra avrebbe dovuto assicurare gli elettori di avere quel minimo comun denominatore che gli avrebbe consentito di stare insieme e questo non è successo”, sentenzia Pessato. Insomma, pur cambiando la legge elettorale, la sconfitta del centrosinistra, sarebbe stata quasi scontata.


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