“La burocrazia bancaria sta frenando l’ecobonus”

Nov 12, 2021

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    «Nella grande mole di lavoro generata dall’ecobonus 110% la burocrazia delle banche non ci sta aiutando. Non sono vicine al territorio né alle piccole e medie imprese, categoria alla quale apparteniamo anche noi. Il risultato è che i cantieri rallentano e noi operatori lavoriamo faticosamente, senza poter cogliere tutte le potenzialità generate dalla legge. Le banche stentano soprattutto a erogare le anticipazioni che potrebbero snellire il lavoro». Chi parla è Roberto Tucci, fondatore e titolare della Energy System di Assago, nata nel 1997 come società impiantistica e oggi diventata una energy company specializzata nell’efficientamento energetico. Gli chiediamo: a suo avviso come si dovrebbe intervenire?

    «I processi sono lunghi e avvilenti, andrebbero semplificati, e le banche dovrebbero assistere finanziariamente tutte le imprese, non solo quelle grandi. L’ecobous ha messo in moto un volano da 18-20 miliardi che ha proprio nelle banche la cerniera finanziaria; le lobby hanno capito che è un business molto redditizio. Ma il rischio è che i mancati prestiti ponte si traducano in un rallentamento dell’attività. La banche, va ricordato, avranno royalties imponenti».

    I prestiti servono dunque per far partire i cantieri.

    «Servono per avviare i lavori. Una volta completata la procedura, i soldi sono garantiti dal contratto stesso e dal credito riconosciuto dallo Stato. Eppure gli istituti sono rigidi nonostante le garanzie. Nel nostro caso, il volume dei lavori già programmati è di circa 400 milioni, ma abbiamo aperto cantieri solo per 45: le banche non hanno versato ancora nemmeno un centesimo, siamo costretti a procedere con risorse nostre. Il sistema è meno fluido se non ci sono i finanziamenti. Resi ancor più necessari, oggi, dal rincaro delle materie prime».

    Vi penalizza molto?

    «Sì, naturalmente, perché riduce i margini. Ma il mercato non guarda in faccia nessuno, così si creano sacche di speculazione e rarefazione di offerta».

    Può farci qualche esempio?

    «Il prezzo dei cappotti, che sono l’elemento essenziale per migliorare la classe energetica, in un anno è triplicato: semplicemente, non si trovano. I noli dei ponteggi sono passati, per il primo mese, dai 9 euro al metro quadrato del 2020 a 25, e per i mesi successivi, la tariffa è salita da 2,5 a 4 euro. Sono triplicati i prezzi degli infissi, e in generale delle principali materie prime. La colpa è soprattutto dell’impennata di domanda. Per questo è importante prorogare la scadenza dei benefici al 2025».

    I rincari si riflettono sul prezzo finale?

    «No, perché i massimali sono indicati nei listini compilati dall’autorità amministrativa. Piuttosto, si abbassano i guadagni per le imprese».

    Per lo Stato, e più in generale per l’economia, è comunque un sistema ben congegnato.

    «L’edilizia muove tutto – acciaio, produzione, energia, servizi – e moltiplica i benefici. Senza parlare, ovviamente, dei proprietari degli immobili, che valorizzano gli edifici a costo zero. È un’operazione virtuosa: elimina il nero perché nessuno ha più interesse a non tracciare i pagamenti, e il sistema recupera contributi e tasse che prima restavano invisibili».

    Energy System che ruolo ha nel meccanismo dell’ecobonus?

    «Noi operiamo come general contractor, siamo l’interlocutore unico, svolgiamo tutte le fasi del lavoro che altrimenti sarebbero spezzate fra altri soggetti: partiamo dallo studio di fattibilità, che forniamo gratuitamente, poi passiamo al progetto, ai preventivi, all’individuazione dell’impresa. Guadagniamo all’esecuzione dei lavori, con le fatture che scontiamo in banca. In più, siamo anche il soggetto responsabile sotto il profilo penale e civile e presso l’Agenzia delle entrate. Semplifichiamo la vita ai condomini, e loro non pagano nulla».


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