La classe media ancora raggirata

L’ipotesi di una cosiddetta «patrimoniale» è come un fiume carsico. Appare e scompare a intervalli irregolari nel dibattito economico e politico. Questa volta c’è stato un passo in più, sotto forma di emendamento alla manovra, proposto da un gruppo di deputati di Pd e Leu.

Il principio non è di per sé sbagliato. Risponde a un reale bisogno dei nostri tempi, quello di migliorare la distribuzione delle ricchezze. Un tema su cui peraltro si dibatte fin dalla notte dei tempi della teoria economica. Ma parlarne oggi, in piena emergenza pandemia, suona un po’ stonato: l’impegno di tutti i governi europei, compreso quello italiano, è rivolto a contrastare la recessione e ristorare le attività economiche ferme per legge. Un impegno espansivo. L’introduzione di una nuova tassa va nella direzione opposta. È un messaggio restrittivo. Ed è errato, perché introduce un elemento di incertezza che rischia di condizionare i comportamenti di consumatori e risparmiatori.

Anche perché la proposta individua una soglia, quella dei 500mila euro, al netto dei debiti, che equivale a una vasta platea di italiani. Classe media. Famiglie con una prima casa e qualche risparmio. Le stesse a cui il governo chiede con regolarità di partecipare alle aste di Btp Italia e Futura, tanto per dire. E, in molti casi, le stesse famiglie che sempre lo stesso governo prova a ristorare o aiutare con gli strumenti di cui si legge e si ascolta da nove mesi a questa parte: dagli aiuti finanziari diretti alle piccole imprese, al fantasmagorico ventaglio di bonus, garanzie e cashback. In altri termini, se con una mano lo Stato si impegna a trasferire risorse ai cittadini, con l’altra, quella della patrimoniale, se le riprenderebbe subito dopo.

Il che potrebbe pure funzionare se le due mani operassero in terreni del tutto distinti: la prima elargendo a chi è in difficoltà reddituali, la seconda prelevando dai grandi rentier. Ma non è così. L’area di sovrapposizione tra la base imponibile di questo tipo di patrimoniale e quella di famiglie che vivono del loro reddito, di lavoro o d’impresa, e che sono andate in crisi, è enorme. L’impressione è allora quella che dietro a iniziative di questo tipo ci sia sempre un populismo, di sinistra, interessato solo al tornaconto politico. E non a pensare, invece, a una reale e virtuosa riallocazione della ricchezza del Paese.

Magari quella improduttiva.



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