La doppia morale di Conte sui rapporti con l’estero

Nov 25, 2021

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    Il leader grillino Giuseppe Conte ha impiegato del tempo a chiarire qualche aspetto della conferenza di Amsterdam, quella caratterizzata dall’inglese maccheronico (“of the velu”) e che è tuttora avvolta da qualche mistero. Ma l’ex gialloverde e giallorosso non ha affatto spiegato come mai l’evento non sia stato pubblicizzato sui suoi canali istituzionali. Il vertice del MoVimento 5 Stelle ha iniziato a discutere della sua conferenza soltanto dopo essere stato scoperto.

    L’ex premier ha scritto sulla sua pagina Facebook di non essere stato pagato per il suo intervento, ma questa storia della “trasparenza” nasconde qualche punto interrogativo che è rimasto in sospeso. Un po’ come la vicenda del presunto finanziamento che il MoVimento 5 Stelle avrebbe ricevuto sul Venezuela di Hugo Chavez e per la quale – utilizzando le parole di Giorgia Meloni – l’ex presidente del Consiglio avrebbe giocato al “gioco del silenzio”. La morale contiana, in buona sostanza, è a targhe alterne.

    Dopo la sollevazione di numerosi quesiti riguardanti la conferenza organizzata dal Nexus Institut, l’avvocato orginario di Volturara Appula ha deciso di scrivere un post: “Arrivo subito al dunque – ha fatto presente – : non ho incassato né richiesto un euro per questa mia partecipazione. Ma qui sta sorgendo un equivoco. Non ho mai sostenuto che è eticamente disdicevole ricevere un compenso per il proprio contributo intellettuale offerto intervenendo a una conferenza”, ha fatto presente il capo pentastellato su Facebook. Ma perché Conte, che tende a pubblicizzare ogni sua partecipazione pubblica, non ha sbandierato pure la sua presenza al convegno svoltosi nella città olandese? Questo è un punto tutto politico che, al momento, non ha trovato risposte adeguate. E che non può che suscitare qualche dubbio.

    Al netto delle ciarle sul “nuovo umanesimo” – uno slogan che pensavamo essere stato riposto dopo la fase gialloverde – l’ex “avvocato degli italiani”, nel suo spiegone sulla sua neo attività da conferenziere, se n’è uscito anche così: “Quanto al merito dell’iniziativa, preciso che ad Amsterdam sono andato a parlare dello stato di diritto e della crisi delle democrazie, di derive autoritarie”. Amsterdam, città centrale di uno di quegli Stati che Conte non temporaggiava a definire “frugali” ai tempi delle trattative con l’Unione europea, val bene una Messa, mentre altre cittadini ed altri Stati, forse, non avrebbero pari dignità. Questo sembra il messaggio mascherato.

    Conte, sostenitore pubblico della “trasparenza”, ha costretto il premier in carica Mario Draghi al cambio di rotta con la Cina – giusto per fare un esempio – con il terzo “takeover” all’interno di un solo anno di esecutivo, così come spiegato da Reuters. Ma l’essenza cristallina del contismo in termini geopolitici non è in discussione e ci mancherebbe altro.

    Se sul Venezuela, persino in termini di prossimità politica, risulta inutile attendere risposte, sulla Cina vale lo stesso medesimo discorso, pur mancando una faccenda tutta da osservare come quella delle dichiarazioni rilasciate dall’ex vertice degli 007 chavisti. La persona che, dopo quanto detto ad un giudice spagnolo, è stata interrogata dai pm milanesi, in funzione di un’inchiesta. Ma Conte non ha inteso fornire spiegazioni esaustive sul caso. Così come non intende evidenziare i motivi della mancata pubblicità attorno all’iniziativa olandese cui ha preso parto, dando peraltro prova di non avere nulla da invidiare, rispetto alla conoscenza dell’inglese, ai suoi compagni di partito.


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