• La famiglia letteraria di Ferrero

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    ERNESTO FERRERO, ‘ALBUM DI FAMIGLIA’ (EINAUDI, pp. 322 – 21,00 euro)

    In questi ritratti e ricordi di Ernesto Ferrero, scrittore, premio Strega 2000 con ‘N.’, che ha lavorato nell’editoria, cominciando da Einaudi sin dagli anni Sessanta (“autore di centinaia di risvolti di copertina”) e è stato direttore del Salone del Libro di Torino dal 1998 al 2016, non cercate rivelazioni scandalose o malignità, estranee al suo animo e alla sua scrittura pulita e signorile, che semmai comunicano affetto e rispetto. Queste pagine, a cominciare dai Capi tribù ai Padri nobili e naturalmente i Prediletti Italo Calvino e Primo Levi, sono invece una storia di di vita fuori di ogni cliché, incontri alla scoperta della propria e altrui umanità, un’educazione sentimentale permanente con al centro il mondo dei libri e sullo sfondo la nostra storia. Il titolo ‘Album di famiglia’ del resto è rivelatore in questo senso, così come il sottotitolo, ‘Maestri del Novecento ritratti dal vivo’.

    Queste pagine, un capitolo, una figura dopo l’altra, costruiscono la narrazione di un ritratto del mondo della cultura in anni in cui ancora gli intellettuali erano una società, un punto di riferimento e gli scrittori (e gli editori) avevano un ruolo centrale per quel credere nel loro lavoro come privatissimo bisogno ma assieme come contributo alla crescita e maturazione di un paese giusto e civile. Un modo d’essere e incontrarsi che non esiste più e per Ferrero quella era una società che definisce famiglia, “capace di pensarsi in termini di comunità, sull’altipiano di Rigoni come nella Racalmuto di Sciascia, con la stessa idea del libro come ragione di vita. Della letteratura come viaggio di conoscenza”. E ricorda come ci fosse un rispetto generale, tra vecchi e e giovani, tra sostenitori di idee e stili diversi, senza veri conflitti: “Tutti producevano quell’allegria del fare insieme che trasforma il lavoro in passione”

    Non a caso, quindi, il libro si rivela fatto sì di singoli ritratti, ma anche una costruzione assolutamente corale in cui ogni figura, ogni storia si collega e rimanda o comprende pezzetti di quella di altri, anche se poi è naturale ognuno guardi, in una galleria come questa, a uno scrittore, a un personaggio che gli è caro. Ecco allora i Padri nobili con Pavese in testa e via sino a Rigoni Stern, passando per Montale, Foa e i torinesi Bobbio e Mila; gli Zii sapienti Cases e Pontiggia; dalla Ginzburg alla Morante Signore di ferro; Fruttero e Lucentini, Ceronetti, Rodari e Munari Maghi e funamboli; Fenoglio, Atzeni e Del Giudice Cari agli dei; da Sciascia a Celati gli Inquieti e così via con gli editori Capitribù, da Einaudi a Scheiwiller e i Mattatori, da Pasolini a Eco.

    Si potrebbe recensire il libro riferendo di molti qualcosa, ma sarebbe scorretto verso il lettore, è da cercare per scoprire come Ferrero glielo racconta, come da un particolare, magari quotidiano, di vita privata sappia trarre il senso, il valore e il carattere dell’uomo e dell’autore. Si veda, per fare un esempio solo, con quale finezza tragga e deduca un senso dalle lodi che Goffredo Parise fece a una lepre con polenta mangiata in un ristorante torinese. E assieme si giochi a scoprire gli agganci, leggendo il libro non di fila, ma per rimandi, cominciando dal primo, il prediletto Calvino, in cui si troveranno tanti nomi e curiosità da rincorrere e cercare nei relativi capitoli, che a loro volta susciteranno nuove ricerche e verifiche, mentre il ricordo si conclude col viaggio in America dello scrittore che “nutrirà a lungo il suo immaginario” e in cui forse è il germe de ‘Le città invisibili’.

    Visibilissimi sono invece e vivi i personaggi grazie alla scrittura e la capacità di Ferrero di cogliere appunto anche un particolare fisico, un tic, un modo di porsi di questi suoi… famigliari, che rende famigliari anche al lettore, restituendogli il senso della nostra cultura recente, tutto oggi da recuperare. Sapendo, come l’autore sottolinea, che “la vera autobiografia di uno scrittore, il suo profilo più autentico, va cercato nella scrittura. Lì non può nascondersi, anzi si rivela per intero”. E questo vale anche per lui, autore e traduttore, che conclude: “Forse questo album è proprio un romanzo sulla scrittura, di tante scritture, del loro farsi, e incrociarsi e nutrirsi reciprocamente”. 


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