La finta espulsione di Petrocelli destabilizza i grillini

Mag 10, 2022

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    La finta espulsione di Vito Petrocelli, parlamentare pentastellato filo-russo che non è intenzionato a lasciare la presidenza della commissione Affari esteri del Senato, provoca imbarazzo tra i grillini. Giuseppe Conte, dopo un tweet del politico tarantino con la «Z» putiniana, aveva annunciato l’esclusione del senatore dal Movimento. Era il 29 aprile.

    L’ex premier aveva aggiunto che non ci sarebbero stati né «se» né «ma». Sono passati più di dieci giorni e, a quanto pare, dei «se» e dei «ma» esistono. Se non altro perché è stato lo stesso Petrocelli, con un’intervista a La Repubblica, a rivelare come non siano arrivate comunicazioni ufficiali, e dichiarando pure che, in caso di esclusione, non farà ricorso.

    Interpellati dal Giornale, i colleghi di partito di Petrocelli faticano a trovare argomentazioni valide per giustificare l’impasse. Luca Carabetta, deputato, si dice «d’accordo» sul fatto che la situazione internazionale consiglierebbe di accelerare, ma ne fa una questione di burocrazia: «Penso sia legato allo statuto del Movimento in Senato. Se ricorda capitò anche per chi uscì ai tempi della fiducia a Draghi». Luca Frusone, presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare Nato, taglia corto e ammette di non sapere: «Boh, non so quali siano le procedure ma credo siano partite». La senatrice Alessandra Maiorino conferma l’espulsione ma specifica che se ne stanno occupando i probiviri. L’onorevole Cosimo Adelizzi parla di «procedure da rispettare» ma denota l’esistenza di una «situazione paradossale» sulla presidenza della Affari esteri. Riflessioni con un legame tangibile: una certa dose d’imbarazzo, appunto.

    L’avvocato Lorenzo Borrè, legale del ricorso che aveva di fatto detronizzato Conte, spiega le tempistiche, che non sarebbero poi così lunghe: «L’avvio della procedura è immediato, appena gli arriva la segnalazione. Poi istituiscono il procedimento e inviano la mail di contestazione». Sì, ma la comunicazione a Petrocelli non c’è: «Magari è andata nello spam», ironizza il legale. Lo stesso Conte sembrava aver dato per fatto il decreto di espulsione: «Credo sia stato già deliberato, anche dal Movimento. Abbiamo avviato tutte le pratiche… Si deve pronunciare il collegio dei probiviri, appena insediato». Allora perché questo ritardo? «Credo che il temporeggiare possa anche essere ricondotto alla nuova impugnazione delle modifiche statutarie e dell’elezione dei membri del collegio di probiviri…», argomenta Borrè. È l’ennesima storia di carte bollate, forse. Intanto Petrocelli rimane a tutti gli effetti un senatore pentastellato. La commissione, però, già domani potrebbe essere sciolta e poi riconvocata in settimana prossima per la nuova composizione. «La Giunta per il Regolamento potrebbe consentire «una cosa mai fatta prima – ha scritto Petrocelli parlando di vendetta politica – la dissoluzione di una Commissione permanente del Parlamento e la mia decadenza, punendomi politicamente per aver votato contro l’invio di armi all’Ucraina».


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