La Francia bacchetta l’Italia ma intanto caccia i migranti

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Alla fine la tempesta con la Francia è finita in un bicchiere d’acqua. L’Eliseo ha fatto sapere che la Ocean Viking, costretta ad attraccare in Francia dalla linea dura del governo italiano, con il suo carico di migranti, «è un brutto gesto». L’importante, però, «è proseguire la cooperazione e non fermarsi qui».

Non solo: i francesi, ben più duri di noi, hanno respinto 123 migranti su 234, che non avevano diritto all’asilo, oltre la metà. La sinistra ed i talebani dell’accoglienza italiani che si strappavano i capelli, per la «selezione» ben più ristretta tentata dal Viminale con le navi delle Ong attraccate in Sicilia, non hanno scatenato l’inferno.

Dall’entourage del presidente francese, Emmanuel Macron, trapela, in riferimento all’Italia, che «dobbiamo lavorare insieme per trovare soluzioni efficaci per l’immigrazione». I migranti sbarcati a Tolone, che hanno diritto a restare in Francia, «saranno detratti dal numero che accogliamo quest’anno nell’ambito del meccanismo di solidarietà con l’Italia».

Non si parla più del blocco alla redistribuzione dal nostro paese dei 3500 migranti previsti, anche se in realtà sono andati in Francia solo in 38. I numeri continueranno, come sempre, a rimanere bassi con una procedura elefantiaca e lentissima.

Se la posizione di Parigi è più morbida, il caso dei migranti della Ocean Viking di Sos Mediterranee, sbarcati per la prima volta in Francia, continua ad alimentare polemiche. A 123 adulti, oltre la metà degli occupanti della nave ong Ocean Viking, è stato rifiutato «l’ingresso sul territorio» francese. Nel villaggio vacanze del dipartimento di Var, nel sud della Francia, trasformato in «centro d’attesa» extraterritoriale erano rimasti 189 migranti. Tutti interrogati dall’Ufficio per la protezione dei rifugiati (Ofpra), che decide sull’asilo, dovevano essere sottoposti ad ulteriori esami. La legge prevede quattro giorni per studiare ogni singolo caso e decidere se accettate la richiesta o procedere con l’espulsione. Alla scadenza di questo periodo, l’Ufficio francese di protezione non è riuscito a studiare a fondo i dossier.

Il ministero dell’Interno, Charles-Edouard Minet, ha riferito, però, che le persone ammesse sono finora 66. E che «potranno essere rilocalizzate» negli undici Paesi europei, compresa Germania, Finlandia o Portogallo, nel quadro del meccanismo europeo di solidarietà. In parallelo, la corte d’appello di Aix-en-Provence, ha annunciato ieri di avere rimesso in libertà la «quasi totalità, se non la totalità» dei 108 migranti che chiedevano di poter uscire dal centro. Anche Oltralpe il cortocircuito fra governo e magistratura sui migranti crea confusione e irritazione nell’opinione pubblica.

Intanto il 55% dei francesi è contrario allo sbarco di migranti nei porti nazionali mentre il 41% si dice generalmente a favore. Lo rivela un sondaggio per il giornale Le Point, nel contesto della crisi diplomatica tra Parigi e Roma sulla vicenda della Ocean Viking.

L’ulteriore polemica è stata alimentata dalla fuga di 26 minori, o presunti tali, su 44 sbarcati dall’Ocean Viking, dal centro di accoglienza. Christophe Paquette, vice direttore aggiunto per la solidarietà presso il dipartimento di Var, ha ammesso candidamente che «per noi era prevedibile». La maggioranza sono eritrei che «non restano mai» avendo «obiettivi precisi nei Paesi dell’Europa settentrionale», come se le navi delle Ong fossero un’agenzia di viaggi.


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