La furia dell’anti Meloni, i poltronari 5S e Saviano piangina: il podio dei peggiori

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Ah, le anime candide della sinistra nostrana. Questa settimana hanno inforcato le penne contro Giorgia Meloni. “Ancora una volta?”, direte voi. Eh sì, ancora una volta. Solo che, a questo giro, hanno superato ogni limite, soprattutto quello della decenza. Hanno, infatti, montato un’assurda polemica contro la premier, rea di aver portato con sé la figlia al G20 di Bali. E tutte le chiacchiere sull’emancipazione femminile? Mah. L’avesse fatto la premier finlandese Sanna Marin si sarebbero certamente scorticati le mani in applausi fragorosi. “Le operaie non si portano i figli in fabbrica, chissà come mai”, ha scritto sulla Stampa l’autrice Assia Neumann Dayan. E avrebbe pure vinto un posticino sul podio dei peggiori, se non ci fosse stato Furio Colombo a spararla ancora più grossa.

Su La7 l’ex direttore dell’Unità se ne è uscito così: “Viviamo in una Repubblica in cui a certi bambini spetta la top class per Bali e ad altri bambini spetta il fondo del mare, economy class”. Il terzo posto sul podio gli vale tutto. Sia per l’assurdità di quanto detto sia per la violenza del suo accostamento. Persino Marco Travaglio è rimasto basito: “Preferisco stendere un velo pietoso”. E, per una volta, siamo pienamente d’accordo con lui. Ma come si fa a uscirsene con una frase del genere? Purtroppo anche gli altri interventi, che hanno sprecato carta su diversi quotidiani, non sono stati da meno. E, follia su follia, hanno persino trovato terreno fertile sui social network dove si è scatenato un assurdo dibattito.

Al secondo posto troviamo due grillini di cui pensavamo non avremmo più scritto: Vito Crimi e Paola Taverna. Il Movimento 5 Stelle li starebbe ripescando. Si parla di un contrattino da leccarsi i baffi. Altro che vincolo di secondo mandato, ancora una volta i grillini dimostrano veramente di che pasta sono fatti.

Al primo posto, questa settimana, non poteva che esserci Roberto Saviano. Lo sappiamo: sempre lui. Da quando abbiamo inaugurato questa rubrica l’autore di Gomorra è già salito due volte sul podio. La prima volta aveva vaneggiato sul “regime fratellista” (primo classificato), la seconda su fantomatiche liste di proscrizione (secondo classificato). Voi lettori non ne potrete più ma questa settimana non potevamo esimerci dal consegnargli un’altra medaglietta d’oro da appuntarsi sul bavero della giacca. Da dieci giorni fa la vittima ovunque: ha dato della “bastarda” alla Meloni e vuole convincere gli italiani che si tratta di “libertà di parola”. Altro che libertà di parola, Saviano vuole la libertà di insultare i suoi avversari. E si lamenta pure se chi viene diffamato lo querela. “Siamo in una democratura”, si lamenta. Ma quale dittatura! Se vivesse in un regime, mica potrebbe andarsene in giro a straparlare.


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