• La guerra del gas tra picchi e frenate

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    Il prezzo del gas in Europa è andato fuori controllo, 10 volte quello di un anno fa, ma la guerra dei prezzi dell’energia è stata dichiarata ben prima di quella ai confini tra Russia e Ucraina. Nell’estate 2021 le quotazioni alla borsa olandese Ttf si attestavano attorno ai 27 euro al Megawattora, la settimana scorsa il prezzo era di oltre 330 euro. Le prime tensioni però si erano manifestate già durante l’inverno facendo temere per la ripresa economica.

    Il 21/12/2021 Gazprom chiude per la prima volta i rubinetti del suo gasdotto più piccolo, lo Yamal che rifornisce la Germania: calano i volumi e salgono i prezzi 185 euro (+25,6%). Mentre le truppe russe si stavano dislocando al confine con l’Ucraina Mosca già testava l’arma energetica. A fine anno però il prezzo torna tra i 70 e gli 80 euro al megawattora.

    Il 24/2/2022 la Russia invade l’Ucraina. Il grafico si impenna, +51,1% a 134,3 euro per megawattora. Picchi e frenate si susseguono tra ipotesi di sanzioni, interruzione delle forniture, i piani per mettere un tetto ai prezzi.

    Il 7/3 un nuovo record a 300 euro e il 10-11 marzo i leader europei si riuniscono a Versailles per discutere il dossier energia e cercare una strada per rompere la dipendenza dalla Russia: le quotazioni tornano verso quota 100 euro.

    Il 16/06 Mario Draghi, Olaf Scholz ed Emmanuel Macron vanno a Kiev per la loro prima visita al presidente Zelensky. Il prezzo del gas è tornato a volare (135,16 euro, +10,7%) e Draghi dichiara: “C’è un uso politico del gas”.

    Il 26/08 Mosca annuncia il suo ricatto: “Se i pagamenti saranno vietati o se la consegna delle turbine riparate o il lancio del Nord Stream 2 saranno fermati, allora le forniture non saranno probabilmente nei volumi che si aspettano” e intanto e intanto brucia milioni di metri cubi di gas che sarebbero stati destinati all’export, così le quotazioni schizzano a 340 euro.

    Il 2/09 Gazprom annuncia che a causa di nuovi guasti il gasdotto Nord Stream resterà chiuso.

    Il 7/09 la Ue si dice pronta a rispondere al ricatto russo con un price cap. “Dobbiamo tagliare i proventi alla Russia che Putin usa per finanziare la sua atroce guerra in Ucraina”, annuncia la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, e il prezzo torna sulla soglia dei 200 euro.

    Il 12/09, mentre l’Europa continua a lavorare a un tetto al prezzo del gas e la Russia subisce la controffensiva ucraina nell’est del Paese, si rompe la soglia e scende a 190 euro (-7,97%).
       


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