La guerra è finita … di Sergio Pizzolante

Feb 8, 2021

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    Informate Formigli, la Gruber, Mario Calabresi, Padellaro ed altri, e dall’altra parte, Belpietro ed altri, che la guerra è finita.
    Travaglio e Scanzi no. Sarebbe inutile.
    Gli europei sono sbarcati in Italia, gli americani, con Biden, sono tornati in America.
    Il Piano Draghi ci salverà. Dopo Marshal.
    Benvenuti nel nuovo dopoguerra.
    Settanta anni fa arrivarono gli americani a liberarci, oggi gli europei. Poi l’Italia trovò al suo interno l’energia e i leader per ripartire, grazie agli aiuti americani. Oggi gli aiuti arrivano da Bruxelles.
    E un Draghi può valere un De Gasperi. Speriamo.
    Non si vedono all’orizzonte gli Einaudi, i Togliatti, i Nenni, i La Malfa. Ma adesso c’è un po’ di tempo. Sta per scoppiare la pace. Speriamo. E con la pace nuovi leader potrebbero trovare il coraggio di farsi avanti. Durante la guerra tutti fuggivano.
    Durante la guerra, nessuno voleva fare la fine di Craxi, Andreotti, poi Berlusconi e infine Renzi.
    È stata la guerra più lunga di sempre. Trenta anni. Da Tangentopoli.
    Nella guerra dei trent’anni, sono scomparsi i partiti, i leader veri sono stati dichiarati ladri, mafiosi, il Parlamento trattato come una cloaca, i corpi intermedi, i sindacati, Confindustria, sono diventati piccole burocrazie autoreferenti, le élite, cosiddette, considerate fuorilegge, le competenze non utili ai curriculum, sino al punto che uno valeva uno. Sino al punto che l’Italia è diventato l’unico Paese nella storia a veder realizzato il Socialismo ideologico, al posto di quello reale. Il leninismo dichiarato e non realizzato da Lenin. Il quale dichiarò che il sistema socialista( comunista, in realtà) era così perfetto ed efficace che, addirittura, la sua cuoca poteva governare.
    Lenin non era scemo e la sua cuoca continuò a cucinare.
    In Italia no. Molti cuochi e sottocuochi sono andati al governo. E chiedo scusa ai cuochi e ai sottocuochi veri.
    Quindi, il risultato?
    Il debito pubblico è più che raddoppiato, nei trenta anni. Rispetto ai quaranta anni precedenti. Con la differenza che in quegli anni si sono fatte le autostrade, sino all’alta velocità, le grandi infrastrutture energetiche e delle telecomunicazioni, la sanità come servizio universale pubblico. E nello stesso tempo, l’Italia quinta potenza mondiale, accolta nel G7. Nella guerra dei trent’anni quasi tutto è stato distrutto. Anche la Costituzione, l’equilibrio dei poteri. Il potere è stato trasferito alle Procure, alle correnti della magistratura, per combattere il nemico, “ladro e mafioso”, con la gran cassa dei Media.
    Con i risultati sopra detti.
    Ma adesso si ricomincia. Il sistema è crollato.
    Nei dibattiti televisivi, fra giornalisti, potrà sembrare di stare ancora nel vecchio. Sono gli ultimi giapponesi. Qualcosa di meglio arriverà anche fra i giornalisti, o no?
    Prima o poi la smetteranno di dire che Conte è stato bravo a prendere i 209 miliardi europei.
    Quando in realtà quei 209 miliardi li danno a noi, condizionati alle riforme, perché siamo quelli messi peggio.
    E nello stesso tempo, capendo, Mattarella e l’Europa, che essendo, il sistema, morente e imbelle, occorreva cambiare tutto. Con una strategia e una mossa politica di altissimo livello. Affidarsi a Draghi. L’unico vero grande leader politico europeo degli ultimi 10 anni. Insieme alla Merkel. Autore dell’unica strategia politica che l’Europa abbia avuto negli anni passati. Quella monetaria. Per salvare l’Italia e impedirgli di mandare a gambe all’aria l’Europa. È politica. Alta. Non eravamo più abituati a vederla. Perché assuefatti dalla cattiva politica.
    Benvenuti nel dopoguerra.
    Sempre che in Italia non vincano, ribaltando la logica storica, gli ultimi giapponesi.
    Sergio Pizzolante

    Sergio Pizzolante

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