La Lega: superbonus per chi si sposa

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Una proposta – una delle ultime avanzate dalla Lega – che non poteva che sollevare le polemiche della sinistra per via dell’argomento toccato: fino a 20mila euro di bonus spalmati in cinque anni (in totale) detraibili per chi si sposa in chiesa. Così pareva in prima battuta. Poi però è arrivata la presa di posizione del primo firmatario Domenico Furgiuele (nel tondo): «La proposta di legge a mia prima firma, volta a incentivare il settore del wedding, che per questioni di oneri prevedeva un bonus destinato ai soli matrimoni religiosi, durante il dibattito parlamentare sarà naturalmente allargata a tutti i matrimoni, indipendentemente che vengano celebrati in chiesa oppure no». E a ulteriore chiarimento fonti di Palazzo Chigi precisano che si tratta di un’iniziativa parlamentare che non è allo studio del governo

La pdl è stata presentata anche dai leghisti Simone Billi, Ingrid Bisa, Alberto Gusmeroli ed Erik Pretto. La ratio è semplice: porre un freno al «calo verticale soprattutto dei matrimoni celebrati con rito religioso, che risulta più che doppio rispetto a quello dei matrimoni civili (-67,9 per cento contro -28,9 per cento)», come si legge. Il tutto corroborato anche da dati: «In Italia nel 2021 sono stati celebrati circa 179.000 matrimoni: rispetto al 2020 si tratta di un raddoppio, anche se questo aumento non è stato sufficiente a recuperare quanto perso nell’anno precedente, infatti rispetto al 2019 i matrimoni sono inferiori del 2,7 per cento», si fa presente.

Il tutto in assoluta coerenza con quanto sostenuto dal Carroccio in questi anni. Ed esteso, come specificato da Furgiuele, a chiunque decida di sposarsi.

La polemica però, come pronosticabile, era già partita, e l’opposizione aveva già assunto i toni da distributore di patenti di legittimità, prima ancora di capire cosa avrebbe avanzato in Parlamento il Carroccio. Tra i primi a intervenire, l’europarlamentare del Partito Democratico Alessandra Moretti: «Il bonus solo per chi si sposa in chiesa oltre che essere palesemente incostituzionale, denota una cialtroneria rara e l’assoluta distanza dai problemi reali del Paese», aveva scritto su Twitter la dem. Il leader di Azione Carlo Calenda: «Al di là della probabile incostituzionalità, si conferma che la Lega di Salvini è letteralmente fuori controllo», annotava via social l’ex candidato a sindaco di Roma. E ancora la capogruppo alla Camera dell’Alleanza Verdi-Sinistra, Luana Zanella: «O è uno scherzo oppure siamo di fronte ad un uso propagandistico dell’iniziativa legislativa. Così si mortifica questo importante strumento del lavoro parlamentare», tuona. Aveva detto la sua anche la neo-presidente di Azione Mara Carfagna: «E meno male che Zaia stamattina aveva prospettato una Lega quasi normale: «Basta battaglie di retroguardia». Pronta la risposta della Lega romana e salviniana: lo Stato paghi 20mila euro a chi si sposa in chiesa. Altro che libera Chiesa in libero Stato qui siamo ancora al Papa Re». Peccato che le critiche fossero pretestuose e, come spesso capita di questi tempi, legate soprattutto alla ricerca dello spazio mediatico.


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