La Lega vuole il passo indietro di Lucano: “Si ritiri dalle elezioni”

Set 30, 2021

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    Una condanna di primo grado davvero dura per Mimmo Lucano: 13 anni e due mesi di reclusione nell’ambito del processo “Xenia” su presunti illeciti nella gestione dei migranti. La notizia arriva a pochi giorni dalle elezioni locali e proprio per questo potrebbe avere importanti risvolti politici. Domenica 3 e lunedì 4 ottobre si voterà anche in Calabria ed è su questa partita che si puntano i riflettori: l’ex sindaco di Riace è candidato al Consiglio regionale a sostegno del candidato presidente Luigi de Magistris ed è anche capolista di “Un’altra Calabria è possibile”.

    La Lega chiede il passo indietro

    Motivo per cui da parte della Lega è arrivata una richiesta chiara: il paladino dell’accoglienza faccia un passo indietro. Giacomo Francesco Saccomanno, commissario del Carroccio in Calabria, si è appellato a de Magistris affinché chieda a Lucano “di ritirarsi dalla corsa davanti a questa brutta vicenda“. Nelle scorse ore anche Matteo Salvini è andato all’attacco, sottolineando come certa stampa da giorni stia dedicando anima e corpo nella ricostruzione di ipotesi legate al caso Morisi: “Giornalisti e politici di sinistra indignati ne abbiamo? No, sono tutti impegnati a fare i guardoni in casa altrui…“.

    Il doppiopesismo della sinistra

    In tutto ciò sta andando in scena il festival dell’ipocrisia della sinistra, che anche in questa occasione ha dato dimostrazione di doppiopesismo. Il fronte rosso ha magicamente riscoperto che le sentenze si possono criticare, che si può dissentire da determinate decisioni maturate nelle aule giudiziarie. Ma c’è di più: la sinistra è compatta, ha fatto quadrato e adesso solidarizza con Lucano.

    C’è chi si straccia le vesti in difesa dell’ex sindaco di Riace. Chi si affretta a pubblicare comunicati stampa contro la condanna. Chi, come Enrico Letta del Partito democratico, non si fa alcun problema nel definirsi “esterrefatto” per la pesantezza della pena. E così lo schieramento rosso esprime subito “solidarietà e vicinanza” nei confronti di Lucano, con il segretario del Pd che poi aggiunge: “In questa vicenda ci sono ancora tantissime cose da capire“. Insomma, la sentenza si accetta ma… Eppure non sono lontani i tempi in cui la sinistra è passata all’attacco verso esponenti del centrodestra, chiedendone le dimissioni in seguito a mere indiscrezioni giornalistiche o dichiarazioni fuori luogo.

    Gli esempi non mancano. Quello più recente riguarda Claudio Durigon, finito nel mirino per aver proposto di reintitolare il parco di Latina ad Arnaldo Mussolini. Poche parole sono bastate per spingere l’armata rossa a fare un costante pressing quotidiano per chiedere a squarciagola le dimissioni dell’esponente leghista, che alla fine ha lasciato l’incarico di sottosegretario del ministero dell’Economia.

    Non va poi dimenticato il processo spese pazze per i consiglieri regionali della Liguria: il leghista Edoardo Rixi, dopo la condanna a tre anni e cinque mesi per peculato e falso, si era dimesso nel 2019 dal governo gialloverde. E ovviamente non erano mancate le sclerate giustizialiste del Movimento 5 Stelle. A marzo 2021 però la sentenza della Corte d’Appello di Genova su uno dei tanti filoni ha ribaltato tutto: assoluzione perché il fatto non sussiste.

    Ora, di fronte alla sentenza di primo grado per Lucano, la sinistra si affretta a solidarizzare. Dimenticando evidentemente il tempismo perfetto con cui ha chiesto dimissioni anche per semplici frasi. La doppiamorale rossa è sotto gli occhi di tutti, tra varie incoerenze e opportunismi del caso. Per la sinistra è sicuramente un’occasione per rispolverare le rigide e ferree posizioni contro esponenti del centrodestra. E magari dovrebbe chiedersi se è il caso o meno di applicarle anche dopo una condanna a 13 anni di reclusione. Lucano si tirerà fuori dalla corsa alle elezioni in Calabria o prevarrà ancora una volta il classico doppiopesismo?


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