• La lezione della Meloni a Letta sui migranti 

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    I migranti che attraversano il Mediterraneo come gli italiani morti a Marcinelle. Entrambi “soldati di una guerra per la sopravvivenza“. L’accostamento effettuato da Enrico Letta era apparso sin da subito azzardato, oltremodo retorico, fuori contesto. Nell’annunciare la propria presenza alla commemorazione della strage che nel 1956 costò la vita a 262 minatori, 136 dei quali italiani, il segretario dem si era lasciato andare a un paragone assai fragile dal punto di vista storico, rispetto al quale in molti hanno espresso perplessità. Tra le voci critiche in tal senso, anche quella di Giorgia Meloni, che in una lettera ha espresso il proprio disappunto per le parole del leader Pd.

    Ritengo che utilizzare la tragica ricorrenza di Marcinelle per comparazioni forzate e strumentali non sia un modo corretto né di ricordare gli italiani di ieri, né di affrontare il tema degli stranieri di oggi“, ha lamentato la leader di Fratelli d’Italia nella missiva inviata al Corriere. Nel commemorare a sua volta il 60esimo anniversario della tragedia avvenuta in Belgio, Meloni ha così evidenziato le differenze che rendono insensato il paragone del segretario Pd. Innanzitutto, lo ha fatto precisando che i nostri connazionali emgrati all’estero hanno contribuito “al progresso economico, sociale e culturale delle nazioni che li hanno accolti“, pur trovandosi in condizioni di vita difficili. Al riguardo – tornando alla vicenda di Marcinelle – Meloni ha poi aggiunto: “una volta arrivati sul posto tanti dei nostri connazionali si ritrovarono a dormire nelle baracche destinate fino a qualche mese prima ai prigionieri di guerra tedeschi e a lavorare in condizioni ai limiti dell’umana sopportazione“.

    E ancora, con parole più dirette: “Non credo sia difficile notare come il quadro fosse radicalmente diverso da quello dell’attuale situazione dell’immigrazione verso l’Italia“. La leader di Fratelli d’Italia ha così spiegato idealmente a Letta che oggi, accanto all’immigrazione regolare e agli esempi virtuosi di stranieri integrati nella nostra società, “da anni conosciamo ingenti flussi di immigrati irregolari che i governi di sinistra (o ai quali la sinistra ha partecipato) non hanno mai saputo né voluto arginare, alimentando così un traffico inumano e un business inaccettabile, sostenuto da certe Ong ideologizzate e ben remunerati professionisti dell’accoglienza“. Una parte consistente di questi irregolari – ha proseguito la Meloni – “diventa manodopera per la criminalità organizzata, altri, certo, per caporali e pseudo-imprenditori senza scrupoli, che li utilizzano per rivedere al ribasso le condizioni sociali e salariali dei lavoratori italiani“.

    Poi, di nuovo un affondo e di nuovo una precisazione contro quel paragone poco calzante. “La cosa più distante con la tragedia degli italiani che emigravano per lavorare nelle miniere belghe, è che molti degli immigrati irregolari di oggi, per lo più giovani maschi in età da lavoro, considerano l’accoglienza stessa come un diritto inalienabile da cui far discendere presunti diritti molto più materiali, che costano alle casse dello Stato italiano, per ogni straniero accolto, più di quanto ricevano di pensione molti nostri anziani“, ha continuato Giorgia Meloni, stigmatizzando le “comparazioni forzate e strumentali” che non fanno bene né alla memoria né alla comprensione delle attuali tematiche migratorie.

    Un approccio più maturo, in generale, sarebbe necessario da parte della politica. Soprattutto rispetto a temi che dovrebbero sempre e comunque unire. Al riguardo, nel suo messaggio, la leader di Fratelli d’Italia ha concluso: “Di fronte alla tragedia di Marcinelle e di tutti gli italiani che oggi ricordiamo, caduti sul lavoro lontano dalla patria, chiniamo il capo rispettosamente impegnandoci a preservarne la memoria da una certa, interessata, retorica di parte“.


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