La misoginia “corretta”

Lug 31, 2022

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La cosa stupefacente, ma poi non troppo essendo donna e di destra, è che a Giorgia Meloni non venga concesso il principio della responsabilità personale di opere e parole. E così le tocchi rispondere di qualunque affermazione, opera od omissione attribuibile a chiunque graviti nell’orbita di Fratelli d’Italia. Ma ancor più stupefacente è che con un doppio salto mortale, venga oggi messa in croce dai soliti giornali di sinistra e politici sedicenti progressisti per le affermazioni del governatore d’Abruzzo Marco Marsilio che si è limitato a un’affermazione di una banalità sconcertante. E cioè che fino a ieri le ministre Mara Carfagna e Mariastella Gelmini venivano schernite con il marchio dell’infamia berlusconiana, considerandole nel migliore dei casi delle appestate, nel peggiore e purtroppo più diffuso «delle poco di buono, frequentatrici dei salotti e dei festini di Arcore». Roba talmente nota da essere perfino venuta a noia, mentre oggi, dopo il gran rifiuto opposto al Cavaliere e la discesa nel campo calendiano (quello con vista sul Pd) sono diventate «delle nobildonne e due grandi statiste». Nulla di eccezionale, perché denunciare l’ipocrisia e soprattutto le mistificazioni della sinistra, è meno rivoluzionario che scoprire l’acqua calda. Soprattutto in tempo di elezioni, quando ogni pretesto diventa buono per dire o meglio sottintendere che in fondo la democrazia è il miglior sistema per governare un Paese, ma a patto che i cittadini facciano i bravi e non si sognino di votare a destra. Perché allora non vale, quei voti sono dato da gente che non si rende conto e non è in grado di comprendere. E allora all’armi compagni, parte la guerra alla deriva populista, sovranista e ovviamente fascista che tutti coinvolge e tutti vorrebbe travolgere. In quell’ubris ricorrente della sinistra che si specchia nella sua solo pretesa superiorità intellettuale che diventa immediatamente anche morale. E fa niente che dopo lustri di una politica che nutrendosi solo di antifascismo militante ha reso talmente anoressici i partiti di sinistra, da renderli irriconoscibili ai loro stessi dirigenti. Figuriamoci non diciamo a un Togliatti o a un Gramsci, ma anche solo a un redivivo Berlinguer o a un Pertini che sarebbe bello vedere al cospetto di quello sbiadito di un Enrico Letta. E così ora, dopo la caccia agli stregoni Berlusconi e Salvini, è partita quella alla strega Meloni, la cui unica colpa è di rischiare di guidare il partito che pur essendo di destra prenderà più voti e probabilmente porterà la coalizione al governo. Un reato di lesa maestà progressista che a sinistra non sono disposti a perdonare. E che nel panico mette la sinistra nella grottesca situazione di accusare di maschilismo l’unico partito guidato da una donna. Che rischia di diventare la prima premier del nostro Paese. Talmente inconcepibile da farli andare fuori di testa e invocare contro di lei un nuovo 25 aprile. Se un po’ di testa avessero.


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