La polizia a casa, ricordo da Soviet

C i ha sorpreso, ma poi purtroppo neanche tanto, che questo sia stato l’unico quotidiano a fornire adeguato risalto alla notizia che il Pd avrebbe voluto (vorrebbe?) farci entrare la polizia in casa al cenone di Natale e di Capodanno, si suppone per arrestare pericolosi tombolanti. Pericolo sventato non per motivazioni costituzionali o ideali, ma per timori burocratici da parte del Viminale: insomma, se non avessimo uno Stato colabrodo e ferrovecchio, la polizia sarebbe venuta a controllare se quello sul pandoro fosse zucchero a velo e non altro… Si scherza, ma la vicenda è assai grave, ché attiene la cultura dei partiti dei ministri proponenti, Pd e Leu. Non si tratta di organizzazioni estremiste, ma di formazioni politiche appartenenti al Partito socialista europeo e che si beano ogni santo giorno delle parole di «libertà», soprattutto quando bisogna polemizzare contro i cosiddetti «illiberali», Ungheria e Polonia, contro Trump e i sovranisti. Peccato che in quei Paesi la polizia non venga fatta entrare in casa della brava gente: questo, a Budapest e a Varsavia, accadeva nei regimi precedenti, fino al 1989, che gli esponenti oggi più attempati del Pd allora sostenevano. Pur con tutto il male che si può pensare di socialisti tedeschi, francesi e spagnoli, nessuno di loro infatti si spingerebbe a proporre tanto. E perché? Perché in quelle nazioni, durante la Guerra fredda, i partiti socialisti erano anti comunisti e, quindi, nel loro Dna entrò meno la mentalità comunista. Che invece ha permeato tutto il nostro Paese, dalla fine della guerra ben oltre gli stessi limiti del Partito comunista: ne era impregnato il Psi prima di Craxi, larghi strati della sinistra Dc e poi buona parte della intellighenzia, del giornalismo, della burocrazia. La mentalità comunista che, sul versante della libertà, non è poi molto diversa da quella fascista: tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, come amava dire Mussolini che, da giovane, come noto, era assai apprezzato da Lenin. Come tutte le mentalità, essa ha durata lunga, molto lunga, si trasmette di generazione in generazione anche oggi, al di là degli steccati ideologici; se ne trovano tracce persino in alcuni esponenti dell’opposizione. Per questo scriviamo che il silenzio dell’opinione pubblica non ci ha sorpreso più di tanto: popolate da figure cresciute nel Partito comunista o nella vasta zona rossa che andava ben oltre, esse hanno assorbita la mentalità comunista con il latte materno. Tanto da non scandalizzarsi neppure all’idea che il brigadiere venga a toglierci di bocca la fetta di panettone.



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