La “polizia morale” punirà i comportamenti inadeguati

Set 10, 2021

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    Previsto, temuto, conosciuto e già tristemente sperimentato, torna in Afghanistan il ministero della Propaganda della Virtù e della Prevenzione del Vizio. Incubo degli afghani e soprattutto delle donne, che sulla propria pelle ne hanno saggiato la ferocia durante il primo Emirato islamico dell’Afghanistan, il nuovo dicastero si occuperà di far rispettare la sharia, la legge islamica basata sul Corano, nella sua interpretazione più rigida, obsoleta ed estremista, come vogliono i talebani.

    L’annuncio del bis è arrivato alla presentazione del nuovo esecutivo, tre giorni fa, ma nell’elenco dei ministeri distribuito dai nuovi padroni di Kabul l’unico a non essere tradotto dalla lingua pashtu all’inglese era proprio il nome del dicastero contro il «vizio». Strategia per dissimulare di fronte ai media le pessime intenzioni dei talebani in tema di diritti umani? Chissà. Quel che è certo è che lo sceicco Mohamad Khalid, un religioso semi-sconosciuto, sarà il nuovo ministro «ad interim» e che a garantire la piena e corretta applicazione della sharia sarà il braccio armato del dicastero, la polizia religiosa.

    Agli agenti sarà affidato il compito di controllare l’ordine e il rispetto della morale islamica e soprattutto di punire i trasgressori, come i miliziani hanno già cominciato a fare contro chi ha osato scendere in strada per chiedere libertà e diritti. È successo di nuovo ieri nella capitale Kabul, a Mazar-i-Sharif, nel nord, nelle province di Parwan, Nimruz e Kapisa, e nella città di Kunduz, segno che il dissenso c’è e prova a farsi sentire. Ma i «comportamenti inadeguati» e gli «atti immorali» hanno un prezzo. Lo sanno bene gli afghani che hanno assistito tra il 1996 e il 2001 alla barbarie quotidiana degli uomini puniti per una barba troppo corta, delle donne frustate e lapidate per strada, per non avere indossato il burqa, per aver tentato di frequentare una scuola, per non essere uscite di casa accompagnate da un guardiano maschio e persino per aver osato chiedere l’elemosina.

    Il copione è pronto a ripetersi, altrettanto rigoroso e spietato, con la polizia morale chiamata a verificare che nessuno ascolti musica in pubblico, che non si consumi alcol, che si rispettino gli appuntamenti della preghiera, che la separazione (meglio segregazione) tra uomini e donne sia applicata ovunque è prevista, adesso anche nelle aule universitarie, che le donne siano coperte dalla testa ai piedi e tutto ciò che gli studenti del Corano imporranno d’ora in poi.

    Il modello istituzionale a cui i talebani si ispirano è il Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio in funzione in Arabia saudita, uno dei Paesi in cui il wahabismo, l’interpretazione più rigida ed estrema dell’Islam, è religione di Stato e la sharia legge. Anche la polizia morale che i talebani manderanno per le strade ricorda molto da vicino proprio la temuta Mutawwi’a saudita e il Basij della Repubblica islamica dell’Iran, le due forze ufficiali, riconosciute da un preciso ordinamento giuridico, che terrorizzano la popolazione con i loro metodi violenti e le punizioni pubbliche.

    L’annuncio della rinascita del ministero coincide con la fine del ministero per gli Affari femminili in vigore durante il governo del presidente Hamid Karzai. E fa tremare soprattutto le donne, principali vittime della sua ferocia, nonostante ieri i talebani, per bocca del loro portavoce Zabihullah Mujahid, abbiano continuato a promettere che nel prossimo governo, successivo a quello «provvisorio» annunciato il 7 settembre, «ci saranno posti per le donne», fino a qui totalmente escluse dalla vita istituzionale dell’Emirato islamico e già al centro di pesanti limitazioni. Invitate dai nuovi padroni dell’Afghanistan a restare a casa, senza lavorare né studiare, «per ragioni di sicurezza», le donne continuano a essere sventolate come merce di scambio da parte del regime a caccia di riconoscimento internazionale. Intanto il buio continua a calare sull’Afghanistan. I talebani ieri hanno messo fuori uso Internet in varie zone di Kabul.


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