La prepotenza dei moralisti dell’accoglienza

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A Ventimiglia si formano code di almeno un chilometro. Al confine la gendarmerie si è infatti messa a setacciare ogni mezzo in transito. Controlli a tappeto, nessuno escluso. L’obiettivo è blindare l’intera frontiera. Nessun immigrato può passare, devono rimanere tutti in Italia. Questo il messaggio arrivato da Parigi dopo il braccio di ferro (perso) sulla Ocean Viking. Il presidente Emmanuel Macron ha già mobilitato 500 uomini. Andranno ad affiancare quelli già presenti sul territorio. Formeranno una sorta di muro umano per fermare chiunque provi ad entrare. Una prova di forza, non c’è che dire. Ma anche una ritorsione nei confronti di Giorgia Meloni. Per lo stesso motivo l’Eliseo ha sospeso l’accoglienza dei 3.500 profughi che dall’Italia dovrebbero essere ricollocati in Francia.

Da anni i moralisti dell’accoglienza usano il Belpaese come un gigantesco hotspot. Un centro di prima accoglienza da cui, però, nessuno di quelli che non hanno il diritto a rimanervi viene regolarmente rimpatriato e pochissimi di quelli che dovrebbero essere ricollocati vengono effettivamente trasferiti. In Italia arrivano, e ci restano. Quasi sempre da clandestini. Fantasmi che vagano in un sistema sociale che non può assorbirli. Ora, però, la musica a Roma sta cambiando. E la reazione spropositata di Parigi ha fatto crollare l’impalcatura delle balle raccontate dall’Unione europea e dalla maggior parte degli Stati membri (Francia e Germania in testa). L’accoglienza piace solo quando spetta all’Italia. O comunque quando non tocca ad uno degli altri ventisei. Altrimenti non sarebbe stato un problema per Macron accogliere i 300 migranti della Ocean Viking, a fronte anche, ma non solo, dei quasi 90mila presi quest’anno dal nostro Paese. Le ritorsioni e la prepotenza dell’Eliseo dimostrano che l’accoglienza viene usata come una clava politica.

I governi italiani sono graditi ai partener europei solo quando stanno zitti e tengono aperti i porti. Per questo andavano bene ministri dell’Interno del calibro di Angelino Alfano e Luciano Lamorgese. Quando poi al Viminale arriva uno che dà un freno alle Ong, allora no, non va più bene. “Il loro impegno umanitario merita la nostra riconoscenza e il nostro appoggio”, ha scritto oggi su Twitter l’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Ebling. Peccato che la Germania non si offra mai di assegnare un porto sicuro a una delle tanti imbarcazioni che battono bandiera tedesca. Anzi, il Bundestag erogherà addirittura due milioni di euro all’anno alla United4rescue, l’Ong che a breve porterà nel Mediterraneo la Sea Watch 5, una delle più grandi navi per il soccorso di migranti.

Chi si rifiuta di accogliere, non dovrebbe fare la morale all’Italia. E invece lo fa. In questo Berlino è in ottima compagnia. La Spagna, che a Ceuta ha costruito un muro per tener fuori i migranti, ha detto che “non sosterrà proposte che premiano Paesi che non rispettano i loro obblighi e vanno a discapito” di chi, come loro, “rispettano i loro obblighi internazionali e salvano vite con risorse pubbliche”. Degli obblighi dell’Italia ha parlato pure la Francia, che a Ventimiglia non va certo giù per il sottile con gli stranieri. Il portavoce del governo Macron, Olivier Véran, ha chiesto all’Europa di “immaginare qualsiasi misura possa essere utile” a far rispettare all’Italia i suoi obblighi.

Oggi i titolari delle diplomazie europee si riuniranno a Bruxelles per il Consiglio Affari Esteri. E il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, non ha mancato di mandare un pizzino alla Meloni: “Vedremo quanta Europa vuole… spero sinceramente che (sull’immigrazione, ndr) si tratti solo di un incidente di percorso all’inizio del nuovo governo a Roma”. Una minaccia, nemmeno tanto velata, dai soliti buonisti. Pronti ad accogliere sì, ma solo nei confini altrui.


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