La profezia di Renzi: “Ecco quando si torna al voto…”

Nov 21, 2021

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    Celebra l’opera salvifica di Italia Viva, accusa di incoerenza il Partito democratico e si dice certo del ritorno alle urne il prossimo anno: questo in sostanza il discorso di chiusura di Matteo Renzi alla cosiddetta “Leopolda 11”.

    Dopo le lacrime della Boschi, consolata da un fragoroso applauso della platea presente ai lavori del raduno renziano, tocca all’ex segretario dem tenere l’arringa che conclude ufficialmente l’edizione 2021 della kermesse. “Lo dico senza giri di parole”, annuncia Renzi, “Penso che nel 2022 si andrà a votare anche se la priorità è il Pnrr”. L’ex sindaco di Firenze comunica alla sua platea di essere pervaso dal sentore che i leader delle principali forze politiche spingano per arrivare a nuove elezioni.“E noi dovremo essere pronti”, dichiara. Per quanto concerne gli scarsi numeri che Italia Viva continua a registrare da anni nei vari sondaggi elettorali, ovvero appena attorno al 2%, l’ex premier non ha dubbi: “Il 98% non sa che si perde”.

    E per quanto riguarda l’eventuale ritorno alle urne, con annesso quindi il discorso alleanze, l’obiettivo dichiarato di Renzi è quello di riformare il centro politico sulle macerie della vecchia Dc. Tanto è vero che, oltre il rifiuto di schierarsi al fianco di Lega e Fratelli d’Italia, resta l’avversione per i CinqueStelle e di conseguenza per il Pd: il partito, stando a quanto dichiarato dall’ex segretario, si sarebbe allontanato dalla vecchia linea riformista per sposare le idee grilline in un compromesso per restare nella “stanza dei bottoni”. “L’area centrale è uno spazio politico, di vittoria o sconfitta, che in questo momento segna i governi in Germania e in Francia”, dice infatti il leader di Italia Viva, “e credo che sarà decisivo anche in Italia se si andrà ad elezioni nel 2022”. Dal suo progetto di nuovo centro sono esclusi sia i cosiddetti partiti di “centrodestra” che i grillini, ma anche per il Pd sarà dura trovare posto, a meno che non decida di ritornare all’ovile. “Se Salvini e la Meloni faranno l’asse di destra e il Pd, rinnegando le battaglie che abbiamo fatto insieme, sceglie di allearsi con il M5s è naturale che alle elezioni di giugno dovremmo occupare quello spazio politico della Leopolda, noi siamo quelli che sono sempre rimasti là”, commenta infatti Renzi. Il segretario di Iv rincara poi la dose: “Se il Pd si sposa coi 5S è il Pd che ha abbandonato la casa da cui siamo partiti, non noi”. Dopotutto, prosegue l’ex premier “il Pd si è fatto ubriacare dal beppegrillismo di ritorno, noi siamo coerenti”.

    Da un lato, tuttavia, Renzi celebra la propria coerenza, dall’altro anche la grande capacità di mutare in base alle circostanze che si sono venute a delineare in ambito politico negli ultimi due anni. E per celebrare tale attitudine a mutare atteggiamento ed obiettivi l’ex sindaco di Firenze si paragona ad Aldo Moro, che“nel 1978 rivendicava la flessibilità di quella parte della Dc che voleva aprirsi al governo con i comunisti. ‘La nostra flessibilità ha salvato, più del nostro potere, la democrazia italiana’, diceva Moro. È certo”, puntualizza Renzi,“che la nostra flessibilità nel 2019 e nel 2021 non ha salvato la democrazia ma la stabilità economica. Abbiamo meno poltrone ma l’Italia ora è salva”.

    L’azione salvifica di Italia Viva, comunque, secondo l’ex segretario dem, è stata fondamentale anche per la democrazia, perché “la democrazia italiana è più forte di tutto, anche del mojito di Salvini o della pochette di Conte”. Renzi ha anche una spiegazione da fornire sulla sua apertura a costituire una maggioranza coi grillini, contro i quali adesso si accanisce: “Noi abbiamo fatto, contro l’opinione dell’allora gruppo dirigente del Pd l’operazione contro il Papeete nell’agosto del 2019, prendendo una scatola di Maalox e accettando di stare al governo con i 5 Stelle in quella stagione, perché sapevamo che se avessimo detto il contrario, cioè se avessimo portato il paese a votare, il paese sarebbe finito nelle mani di Salvini e Meloni per 5 anni, e tra due mesi avrebbero eletto un presidente sovranista”. Insomma, un’alleanza forzata finalizzata a boicottare il momento di crescita smisurata di consensi del centrodestra. Ecco perché la flessibilità deve essere una qualità da celebrare, secondo Renzi: “Non le prendo lezioni da chi in quella stagione politica ci spiegava che bisognava affrontare a viso aperto il populismo e sovranismo: non è così, ci vuole flessibilità in politica”.


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