La rivelazione che spaventa i dem. Con Azione ma senza sinistra zero seggi in più

Ago 4, 2022

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Agenda Draghi, 30% di candidati nei collegi uninominali ad Azione e Più Europa, no a Luigi Di Maio, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli nel maggioritario. Il tutto per conquistare solo due seggi in più. Se Sinistra Italiana e i Verdi si staccassero dal campo largo per correre insieme al M5s di Giuseppe Conte, il segretario del Pd Enrico Letta avrebbe firmato con Carlo Calenda un accordo a somma zero. Tanto rumore per nulla. E così, nella giornata in cui i rossoverdi mettono in discussione la loro alleanza con il centrosinistra, al Nazareno sale la sindrome del gioco dell’oca. Un passo avanti con Calenda, un passo indietro con Fratoianni. E si torna al punto di partenza.

La bussola per orientarsi nei potenziali numeri del caos progressista è rappresentata da due simulazioni realizzate da YouTrend in collaborazione con l’azienda di consulenza politica Cattaneo Zanetto & Co. Ebbene, secondo il sondaggio del 1 agosto, il Pd senza Azione e Più Europa avrebbe perso sedici seggi negli uninominali. Invece, stando alla rilevazione di ieri, fatta a patto concluso tra Letta e Calenda, i dem senza l’apporto di Verdi e Sinistra Italiana regalerebbero quattordici collegi a centrodestra e M5s. Quindi se Bonelli e Fratoianni mollassero davvero il centrosinistra, il Pd avrebbe fatto una serie di importanti concessioni a Calenda per guadagnare la miseria di due collegi uninominali. Altro che coalizione più competitiva e vittoria contendibile.

La simulazione di ieri prende in considerazione due scenari: uno vede il centrosinistra che alla fine riesce a tenere insieme tutto e il contrario di tutto, ovvero sia i rossoverdi sia Calenda e Più Europa. In solitaria rimarrebbero solo i Cinque Stelle di Conte e Italia Viva di Matteo Renzi. L’altro scenario immagina una rottura tra Letta e il duo Bonelli-Fratoianni, con l’«alleanza cocomero» che andrebbe ad accordarsi con i grillini. Nel secondo caso il campo largo di Letta perderebbe ben quattordici seggi: nove alla Camera e sei al Senato. Collegi che però in grande maggioranza non andrebbero al fronte di sinistra composto da pentastellati, Verdi e Sinistra Italiana, bensì al centrodestra. In poche parole, si configurerebbe il «cappotto» di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Proprio il risultato che al Nazareno volevano evitare sottoscrivendo l’accordo con Azione e Più Europa, un compromesso giudicato da tutti gli osservatori come molto vantaggioso per Calenda e i suoi. In caso di mancata alleanza con Bonelli e Fratoianni, finirebbero al centrodestra undici collegi uninominali. Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini vincerebbero due collegi della Camera in Liguria, due della Camera in Toscana, uno alla Camera e due al Senato in Romagna, uno al Senato in Trentino e due a Montecitorio e uno a Palazzo Madama nella circoscrizione Roma-Fiumicino. L’alleanza tra M5s, Sinistra Italiana e Verdi invece non sfonderebbe comunque. A Conte, Fratoianni e Bonelli andrebbero tre collegi in Campania, regione in cui i grillini godono ancora di una buona base di consensi. I candidati della coalizione di sinistra alternativa vincerebbero nei fortini pentastellati di Napoli Est e Acerra alla Camera e nel collegio uninominale che comprende tutta la città di Napoli al Senato.

Poca la differenza numerica con lo scenario che vedeva un centrosinistra guidato dal Pd e alleato di Verdi e Sinistra Italiana, ma senza Azione e Più Europa. Solo due seggi in più. Senza Calenda il centrosinistra avrebbe perso sedici collegi, a fronte dei quattordici che perderebbe senza Bonelli e Fratoianni. Un centrosinistra più sbilanciato verso i rossoverdi avrebbe perso dodici collegi alla Camera e quattro al Senato. Con quindici collegi che sarebbero finiti al centrodestra e uno solo ai Cinque Stelle, quello di Acerra, provincia di Napoli, a Montecitorio. Con Calenda autonomo, alla Camera sarebbero saltati due collegi in Liguria, uno in Piemonte e Lombardia, uno in Emilia Romagna, tre in Toscana e in Lazio e uno, appunto, in Campania. Al Senato il centrosinistra sarebbe stato sconfitto a Ravenna, Trento, Roma centro e Roma Fiumicino.
Insomma, la coperta di Letta è corta. Coprendo al centro, rischia di scoprire a sinistra. E il risultato sarebbe pressoché lo stesso.


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