• La Roma della Repubblica ai Musei Capitolini

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     Largo Argentina in un trionfo di rossi, verdi e blu sgargianti, come ci raccontano oggi le lastre di rivestimento della sua area sacra. Le decine di piedi, mani, ritratti familiari, donati in voto a Minerva Medica all’Esquilino. E poi quella Triade Capitolina con Giove, Giunone e Minerva ricostruita grazie tecnologie di rilievo, scultura digitale e stampa 3D, che sicuramente arriva da un imponente spazio frontonale finora sconosciuto. Per non dire della maestria dei mosaici a scacchiera o losanghe in bianco e nero, primissimo esempio dei pavimenti delle Domus romane. È il viaggio indietro nel tempo de La Roma della Repubblica. Il racconto dell’archeologia, mostra che fino al 24 settembre nelle sale di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini ripercorre quei cinque secoli della città destinata a diventare Caput Mundi che vanno dagli inizi del V alla metà del I a .C. Un percorso lungo circa 1800 reperti, per la maggior parte mai esposti al pubblico, in arrivo soprattutto dalle casse dell’Antiquarium, ora per la prima volta restaurati ed esibiti.
        “Una mostra che ha richiesto un investimento significativo di Roma Capitale sia in termini di risorse che di energie – racconta l’assessore alla cultura Miguel Gotor – È la seconda tappa di un percorso che vuole raccontare la crescita della città e le sue vicende politico-sociali” utilizzando reperti “dalle collezioni di proprietà comunali conservate nei magazzini e nei musei della Sovrintendenza”. “Molti – aggiunge Claudio Parisi Presicce che cura il progetto insieme a Isabella Damiani – oltre a non essere mai stati esposti sono anche poco studiati.
        Il nostro percorso è iniziato quando abbiamo cominciato a metter mano alle casse di oggetti che avevano a lungo vagato per la città in cerca di una collocazione, fino ad arrivare al Museo della civiltà romana. Sono reperti tutti provenienti da scavi dentro Roma, alcuni emersi alla fine dell’800 altri nella riorganizzazione della città degli anni ’20-’30”. Tre le sezioni della mostra: santuari e palazzi, produzioni e commerci, le manifestazioni di identità, prestigio e ascesa sociale, in un allestimento che colpisce per la molteplicità degli esempi. “Abbiamo pensato – spiega la Damiani – di mostrare la quantità, per dare un’idea della ricchezza di reperti che troviamo durante gli scavi”. Tra gli altri, spiccano l’urna in marmo dall’Esquilino, il piccolo capro in bronzo da via Magenta e i resti di affresco dalla Tomba Arieti. Dal Campidoglio provengono invece una selezione di ritratti di età tardo-repubblicana. Una piccola collezione da cui si ricavano “informazioni preziose, ad esempio, sulla devozione dello Stato e quella privata – prosegue Presicce – ma anche sulla gestione delle acque Roma prima della costruzione degli acquedotti o sul passaggio all’uso delle monete”. E’ di queste ore, intanto, la notizia dell’aumento del prezzo del biglietto di ingresso agli Uffizi. “Nel sistema museale di Roma Capitale rincari non ci saranno”, assicura l’Assessore Gotor. Quanto al futuro biglietto per visitare il Pantheon, aggiunge, “escluderà i cittadini romani”. Ma non solo. L’augurio, rilancia Presicce è che “tutto questo lavoro” per le mostre sulla Roma archeologica “possa rappresentare la base per quel museo che manca e che è il Museo della città, un luogo dove raccontare tutte le fasi di questa città unica al mondo”. 
       


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