La segreta speranza di Draghi in Israele: Bennett mediatore per indurre Mosca a sedersi al tavolo

Giu 14, 2022

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    Sarà certamente un caso, ma la due giorni di Mario Draghi in Israele incrocia quasi in parallelo la visita della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Stessi incontri, per giunta a distanza di pochissime ore, tra cui – nella giornata di oggi – il faccia a faccia a Ramallah con il premier dell’Autorità palestinese, Mohammad Shtayyeh. Addirittura lo stesso albergo, il King David di Gerusalemme, dove i due però non si incrociano di persona. Al massimo, si sentiranno per un saluto di cortesia.

    Fin qui le coincidenze. Mentre certamente non è casuale il fatto che nelle interlocuzioni con i vertici dello Stato ebraico sia Draghi che von der Leyen abbiano spinto affinché Israele si ritagli un ruolo nel tentativo di mediazione in corso tra Russia e Ucraina. Che aprire un canale con Vladimir Putin sia pratica piuttosto complicata, infatti, l’hanno ormai chiaro tutti i leader occidentali. Compreso Emmanuel Macron, quello che certamente con più insistenza ha provato a mediare e comprendere le ragioni del Cremlino.

    Così, ieri Draghi si è fatto ambasciatore con il presidente israeliano Isaac Herzog di una sollecitazione in questo senso, auspicando un ruolo attivo di Israele nella trattativa in corso già a partire dai prossimi mesi.

    L’obiettivo è provare a giocare la partita sul doppio binario Kiev-Mosca. Dopodomani, infatti, Olaf Scholz, Macron e Draghi sono attesi tutti insieme nella capitale ucraina per un incontro con Volodymyr Zelensky che potrebbe essere cruciale in vista dell’avvio di un possibile processo di pace. Israele – come anche la Turchia – dovrebbe invece provare a muoversi sul fronte Putin. Non è un mistero, d’altra parte, che i rapporti tra Tel Aviv e Mosca – e nello specifico quelli tra Naftali Bennet e Putin – siano storicamente molto stretti. Basti pensare che Israele è parte integrante del mondo russofono, uno dei pochi Stati abitati stabilmente da russi, tanto che la loro lingua è la terza più diffusa dopo ebraico e arabo. Non è un caso, insomma, che Tel Aviv abbia sempre fatto moltissima resistenza sull’invio di armi a Kiev.

    Dopo il faccia a faccia con Herzog, Draghi ha incontrato i rappresentanti della comunità ebraica di Gerusalemme. E guardando al conflitto in corso tra Russia e Ucraina, ha voluto fare suo un appello alla tolleranza. «In momenti di crisi, di incertezza e di guerra come quello che stiamo vivendo – ha detto durante la visita al Tempio italiano e al Museo d’arte ebraica – è ancora più importante opporsi con fermezza all’uso politico dell’odio. Dobbiamo promuovere la tolleranza, il rispetto reciproco e l’amore per il prossimo. Sono questi i veri ingredienti di una pace duratura». Concetti su cui è tornato nel successivo incontro con il ministro degli Esteri, Yair Lapid. Oggi, invece, sarà il giorno della visita allo Yad Vashem e del bilaterale con il primo ministro Bennett.

    Si tornerà su un possibile ruolo di mediazione di Israele verso Mosca, ma si ragionerà anche del capitolo energetico visto che Tel Aviv potrebbe contribuire all’autonomia italiana attraverso nuove e corpose forniture. In questo quadro, però, sembra perdere terreno l’ipotesi del gasdotto EastMed, un’infrastruttura per il trasporto di gas naturale che si dovrebbe snodare per circa 1.900 km tra Israele, Cipro e la Grecia. Un progetto che non scalda la Turchia, che ha individuato un nuovo giacimento e ora spinge invece per un gasdotto via terra al quale potrebbe collaborerebbe anche Israele e su cui l’Italia sarebbe pronta ad investire. Anche perché il progetto EastMed sembra essersi ormai arenato. E non solo per l’opposizione della Turchia, ma anche perché sul punto il governo israeliano sarebbe piuttosto diviso.


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