“La sinistra disunita spera di limitare i danni ripescando l’antifascismo e la Guerra fredda”

Lug 30, 2022

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«La sinistra ha rispolverato la campagna del fango, basata sulla demonizzazione politica degli avversari».

Fabio Torriero, spin doctor e docente di Comunicazione politica alla Lumsa di Roma, vede una strategia ben precisa negli attacchi al centrodestra sulla vicenda «Russiagate».

Che cosa sta succedendo esattamente?

«La sinistra per ricompattarsi anziché proporre un programma credibile sta attuando una campagna di denigrazione ideologica nei confronti della destra: rispolvera l’antifascismo, usa queste polpette vere o verosimili delle collusioni tra Salvini e Putin e delle presunte ingerenze russe sulla caduta del governo Draghi. È una politica che richiama non tanto la guerra fredda degli anni Settanta, ma la sua parodia».

Siamo tornati indietro di decenni?

«È una campagna elettorale basata sulla riproposizione di schemi che pensavamo superati. È sconsolante vedere che si stanno ricreando gli antagonismi ideologici totalmente vecchi, triti e ritriti. Non si parla di temi o programmi, ma solo di contrapposizione mediatica».

Ma l’allarme fascismo quanto consenso sposta?

«Non sposta più in termini di vittoria, ma fa un po’ breccia nell’elettorato moderato che dovrebbe essere spaventato dalla demonizzazione di Salvini e della Meloni. È un meccanismo che la sinistra ha sempre usato. Penso a quando Gianfranco Fini veniva valorizzato in funzione antiberlusconiana. Una volta caduto Berlusconi, i finiani sono spariti».

Anche con la Meloni sarà così?

«Sì, è già successo qualche mese fa quando il mainstream sfruttò la Meloni in funzione anti-Salvini. Una volta crollato lui, lei è tornata a essere una fascista. Basti ricordare la campagna stampa fatta da Fanpage, La7 e Repubblica alle ultime Amministrative».

A che cosa serve questo meccanismo comunicativo?

«L’allarme fascismo serve solo a compattare lo schieramento di centrosinistra, ma nel 2022 sul piano culturale ritornare a queste categorie lo trovo decisamente grottesco».

Calenda, secondo lei, che partita sta giocando?

«Calenda rappresenta un uomo nuovo all’interno di un sistema vecchio, è l’ultima rivoluzione di centro che vuole cambiare il sistema restando dentro lo status quo. È la reincarnazione di un personaggio che abbiamo già visto in Italia, prima con La Malfa e, poi, con Cossiga e Segni».

Segni, però, non ebbe una grande fortuna…

«Segni aveva l’Italia in mano, ma non ha cambiato nulla, si è fatto assorbire dal sistema e la sua ultima esperienza politica, l’Elefantino, è stata negativa. Noi siamo il Paese del trasformismo, di Crispi e Depretis e anche i Cinque stelle, una volta dentro il Parlamento, si sono liquefatti. Sono convinto che Calenda sia stato un buon ministro, magari avrà un buon risultato se si allea col Pd, ma riparliamone tra cinque o sei anni…»

«Rubare» i ministri a Forza Italia rafforza Calenda?

«Non credo che la Carfagna gli porterà molti voti. È un’operazione che serve solo per spingere gli elettori moderati a votare Azione, sostenendo che il centrodestra è polarizzato sulle posizioni della Meloni, la nuova Le Pen. È una pubblicità elettorale anche perché Calenda prende i voti in quanto Calenda».

E Letta, invece, come sta giocando questa partita?

«Letta da una parte sta cercando di aggregare un po’ tutto, dall’altra non si può alleare con il M5s. Deve, perciò, continuare a sondare i centristi e fare quel che doveva essere il campo largo e che adesso è più simile a un campetto. Lui gioca sull’Agenda Draghi, ma non credo che al premier faccia piacere essere usato come simbolo in campagna elettorale».


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