LA SINISTRA E BERLUSCONI … di Sergio Pizzolante

Sergio Pizzolante

Come ha detto Mattia Feltri, per la sinistra che c’è, vale la famosa regola dei 20 anni. Arrivano 20 anni dopo su posizioni valide 20 anni prima. Parliamo di scelte culturali, politiche e di valutazione, più veritiera, delle persone. C’è tutta una storia di “autocritiche”, di “svolte”, di rivalutazioni postume. È sempre stato cosi. Su Berlusconi ci hanno messo 27 anni.
Prima era il cavaliere nero, il demonio, mafioso, ladro, speculatore, adesso invece è (sarebbe) un interlocutore politico.
Di più. Un alleato. Per salvare le baracca.
Se l’avessero trattato, 27 anni fa, come un avversario e non come un nemico da abbattere, con ogni mezzo, non avremmo avuto Salvini, Grillo e compagnia.
Dice sempre Feltri.
Può darsi.
In realtà, penso che bisognerebbe mettere indietro l’orologio di altri due o tre anni circa. Se non avessero, 30 anni fa, trattato Craxi come è stato trattato, non avremmo avuto nemmeno Berlusconi. E poi, Salvini, Grillo, ect ect. Tutti figli, consapevoli e non, di Tangentopoli. Quando i partiti e la politica hanno abdicato. Quando sono stati travolti gli equilibri costituzionali previsti dai padri costituenti, fra Parlamento e Magistratura. All’autonomia e alla indipendenza della Magistratura doveva corrispondere l’autonomia e l’indipendenza del Parlamento. Immunità parlamentare in primis. Ci fu un dibattito altissimo, alla Costituente, su questo. Il parlamentare non è un cittadino qualsiasi. Perché rappresenta il popolo. Sino a quando il popolo lo elegge. E rappresenta l’equilibrio dei poteri.
Invece la sinistra post comunista, quella cattolica, con la destra post missina, e la retorica qualunquista di una pessima stampa e di intellettuali senza intelletto e cultura democratica, hanno concesso la rottura di questo equilibrio, con un battito di ciglia. Favorendo così il prevalere del potere giudiziario su quello politico. La rottura dell’equilibrio democratico. Quel che è accaduto dopo parte da qui. Berlusconi compreso. E la cancellazione delle forze cattolico liberali e liberal socialiste. E poi Grillo e Casaleggio e la demonizzazione del Parlamento e della “casta”.
Operazioni parallele e convergenti della follia antiparlamentare di un Casaleggio e di una certa alta borghesia industrialotta nordica, allergica alla politica, che usa i giornali del nord, il Corriere della Sera in primis, come negli anni dieci- venti del secolo scorso, per sottomettere le istituzioni democratiche. Contribuendo così alla loro dipendenza, inefficiente, da altri poteri.
Con Craxi non bastano nemmeno 30 anni. Per una corretta valutazione. Per la sinistra attuale.
Perché con Craxi dovrebbero dire la verità sulla loro esistenza politico, culturale, morale.
Con Berlusconi è, paradossalmente, incredibilmente, più facile.
Ma Berlusconi non è scemo.
L’apertura a Berlusconi nasce da un bisogno non da una scelta politica consapevole. Da una “svolta” culturale.
Nasce dal bisogno di non sprofondare da soli con Conte e Di Maio.
Un governo con le energie migliori del Paese.
Dicono Renzi e Bettini. Carini.
Le energie migliori del Paese con Conte e Di Maio?
Non basta il pasticcio della Calabria?
Berlusconi apre perché pensa che possa fare il Presidente della Repubblica. Questa è la verità.
Vi pare possibile? Cari Bettini e Renzi?
Berlusconi apre perché salva le sue aziende, pur stando esse con Salvini e Meloni.
Perché quello è lo spazio di mercato televisivo che gli interessa.
Presidenza della Repubblica e azienda. E il gusto di sentirsi, finalmente, rispettato e corteggiato.
Questo c’è nella testa di Berlusconi.
Non puntellare Conte.
E l’alleanza strategica Pd-5 stelle.
Non è scemo.
Questa volta, cari Zingaretti, Bettini e Renzi, non sarà facile risolvere l’intrigo.
Berlusconi, sbagliando, non romperà, del tutto, con i sovranisti.
Il Pd, sbagliando, pensa a Berlusconi e 5 stelle insieme. Una sorta di nuovo Ulivo. Con dentro la Xilella. Però. Morto in partenza.
Questa volta sono necessarie scelte più coraggiose e alte. Per uscire dalla più grande crisi di sempre. Non una manovretta per tenere su Conte.
Un Draghi. Una scelta larga di unità nazionale.
Nello spirito del discorso di Mattarella.
Una cosa così.
Sergio Pizzolante