La sinistra fuori dal mondo ci riprova con la legge Zan

Mag 5, 2022

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    Provate a fare un esercizio: chiudete gli occhi e pensate a quali sono le cose importanti per il Paese, per le nostre vite. Per la politica. Be’, sicuramente la guerra in Ucraina, il pericolo che il conflitto cresca esponenzialmente fino a diventare mondiale, il terrore che la follia arrivi a lambire l’impensabile, cioè l’arsenale atomico. E poi le ricadute economiche per l’Italia, il prezzo dell’energia elettrica così alto che ormai la bolletta sembra il conto di un ristorante stellato, la carenza di materie prime, la pressione fiscale, lo spread che sale, la Borsa che scende e ora Draghi che si è pure messo a smantellare il superbonus. E, volendo continuare, la riforma della giustizia, la legge elettorale e tutte le beghe interne alla maggioranza. Stop. Basta. Terminiamo l’esercizio per non ingenerare accessi di ansia in chi legge e, a dire il vero, anche in chi scrive.

    Ma la lista sarebbe più lunga, anzi potrebbe essere infinita, tanti sono i nodi da sciogliere che l’attualità ci offre. Però, tra sessanta milioni abbondanti di italiani, ci sono due persone che non hanno tutti questi grattacapi, non si arrovellano su sciocchezze pedestri come le guerre o l’economia che va a rotoli. E noi, lo diciamo senza alcuna traccia di ironia, li invidiamo: vorremmo essere esattamente come loro. Con quel «giusto» distacco dalla realtà che ti permette di vivere un’esistenza vagamente marziana. E di quei due (magari sono molti di più, ma non possiamo saperlo) sappiamo anche nome e cognome: Enrico Letta e Monica Cirinnà, rispettivamente leader del Partito democratico e senatrice del medesimo partito. Letta e Cirinnà, serafici, come se nulla fosse, come se non esistesse tutto il casino sopraccitato, hanno rilanciato per la milionesima volta il Ddl Zan. Fondamentale, no? Tipico della sinistra che passa ore a scrutarsi l’ombelico, senza cogliere nulla di quello che le orbita attorno.

    «È doveroso che diventi legge entro la fine di questa legislatura, credo sarebbe una sconfitta se chiudessimo senza aver portato a termine l’approvazione di questo provvedimento», ha detto Letta, col cipiglio delle occasioni più solenni, presentando in Senato il nuovo (in realtà vecchio) disegno di legge contro la omotransfobia. Disegno di legge, per altro, divisivissimo, accusato da più parti di limitare la libertà di espressione con la scusa di perseguire reati (quelli discriminatori) che nella nostra Costituzione e nelle nostre leggi sono già ampiamente (e giustamente) perseguiti. Così il ddl Zan a più di sei mesi dal suo affossamento in Senato, ora torna in pista. Non sappiamo che fine farà la legge questa volta, sappiamo solo che i democratici sono più fuori dal mondo degli astronauti della stazione spaziale che ha appena accolto AstroSamantha. E i sondaggi, infatti, non perdonano


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