La sinistra sbaglia mira. Mediaset sotto attacco per lo scoop di Rete4

Mag 3, 2022

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    Con l’intervista al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, Mediaset ha piazzato uno scoop. La frase di Lavrov sugli ebrei è infatti ripresa e commentata dai media di tutto il mondo, dal New York Times alla Bbc passando per Al Jazeera. L’intervista di 42 minuti al ministro di Putin è un documento importante per capire il punto di vista di Mosca, le argomentazioni con cui la propaganda governativa russa giustifica l’attacco in Ucraina (tesi spesso deliranti, come quelle per cui «i maggiori antisemiti sono proprio gli ebrei» come Zelensky e addirittura che «anche Hitler aveva origini ebraiche») e farsi quindi un’idea più precisa su chi sia e come ragioni il principale attore della guerra in corso. Eppure nonostante il colpo giornalistico messo a segno dalla redazione di Zona Bianca, Mediaset finisce sotto accusa, per aver mandato in onda l’intervista a Lavrov. Gli attacchi arrivano soprattutto da Pd e Italia Viva (ma protesta anche la comunità ebraica). Il leader dem Enrico Letta è indignato per lo spazio dato a Lavrov (lo definisce uno «spot da propaganda di guerra anti Ucraina») e per il fatto che il conduttore non abbia ingaggiato un contraddittorio polemico con il suo ospite. Per Pd e Iv il fatto che le affermazioni più forti (cioè in termini giornalistici: le notizie) del capo della diplomazia di Putin non siano state contestate in diretta – o magari tagliate – rappresenta uno scandalo. «Penso che sia un’onta per l’Italia quello che Rete4 ha fatto con l’intervista a Lavrov. Ha fatto un danno – commenta il leader Pd – Chiedo con grande forza e fermezza che non sia una vicenda che si ferma qua. Sono scandalizzato e trovo che sia un’onta insopportabile. Quella roba non mi rappresenta e non rappresenta il Pd che sta con il popolo aggredito, gli ucraini». Dal Pd arriva la richiesta di convocare l’ambasciatore russo e di pretendere da Mediaset pubbliche scuse. Insorge anche Italia Viva («Uno spettacolo offensivo») mentre il Copasir annuncia di aver previsto una istruttoria.

    Nessuna presa di posizione dal Movimento Cinque Stelle, mentre il centrodestra difende scelta editoriale di Mediaset. «Un conto è criticare, duramente e giustamente, le dichiarazioni di un ministro straniero come Lavrov. Altro conto è invece attaccare una grande e libera televisione nazionale – commentano dalla Lega -. La censura non ci piace e va combattuta all’estero, men che meno è auspicabile e augurabile in Italia». Anche per la Meloni le affermazioni di Lavrov sono «bestialità», ma la responsabilità «non può essere data a Mediaset», al contrario proprio per aver ascoltato ripetere «le vergognose tesi della propaganda russa gli italiani hanno ben compreso quanto siano insensate le giustificazioni del governo russo sull’invasione in Ucraina», dice la leader Fdi. «Lavrov dice cose inaccettabili, ma non criminalizziamo il giornalista per criminalizzare Lavrov» commenta Antonio Tajani, vicepresidente di Fi, secondo cui si tratta di una «strumentalizzazione politica» fatta dagli eredi di un partito, il Pci, «che sosteneva l’invasione dell’Ungheria e che andava a fare i viaggi premio a Mosca, trovo singolare che ora facciano i moralizzatori».

    La risposta dell’azienda di Cologno monzese arriva con una nota di Mauro Crippa, direttore generale dell’informazione Mediaset: «Le affermazioni del ministro degli esteri russo Lavrov sono deliranti, ma rivestono particolare importanza perché confermano chiaramente la mancanza di volontà da parte di Putin di arrivare ad una soluzione diplomatica. E comunque la si pensi, oggi sappiamo qualcosa in più della Russia e di chi la governa. Lavrov non è un passante. E il numero due della Federazione Russa. L’intervista al ministro degli esteri russo è un documento che fotografa la storia contemporanea. Ai critici un tanto al chilo consigliamo la visione delle programmazioni di reti, tg e speciali Mediaset sulla guerra in Ucraina. Ne trarranno facilmente la conclusione che l’azienda ha ben chiaro chi ha voluto e cominciato questo conflitto».


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