La supercazzola della Murgia per difendere il “bastardi” a Salvini e Meloni

Nov 23, 2021

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    Attendevamo con ansia l’ennesima lezioncina di Michela Murgia. Puntualmente è arrivata sulle colonne de l’Espresso. Questa volta si tratta di una lezione che intreccia Bibbia, lingua italiana, storia e attualità. Un pacchetto completo. La scrittrice infatti usa un salmo, la lingua di Dante massacrata a colpi di schwa, i conflitti tra ebrei e babilonesi per mettere nel mirino ovviamente Salvini e Meloni. Il tutto con un ragionamento abbastanza criptico che di certo lascia il lettore spiazzato. Come detto si parte dal salmo in cui si narra di un salmista che di fatto si rifiuta di intonare canti per i babilonesi ma sceglie la strada delle maledizioni. Proprio per rivendicare la libertà del popolo ebreo davanti all’oppressore babilonese, il salmista augura il peggio agli invasori. “Ricordati, Signore, dei figli di Edom, che nel giorno di Gerusalemme, dicevano: “Distruggete, distruggete anche le sue fondamenta”. Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra”.

    Parole forti che spianano la strada ad una sete di vendetta. La Murgia sposa subito l’invettiva di questo aedo, per dirla alla greca, e pone il salmo ai giorni nostri. Una mossa che permette alla scrittrice di preparare l’attacco al leader di Fratelli d’Italia e a quello della Lega. La Murgia mette in chiaro le cose in questo modo: “Mi dispiace per i cuori sensibili che possono sentirsi urtati da quei versi, ma esiste un registro di invocazione al cielo che è fatto di rabbia e di dolore, di indignazione e di senso profondo di ingiustizia, uno stato d’animo orante a cui le parole di pace e conciliazione non sono sufficienti”.

    A questo punto il ragionamento, come detto si complica. La Murgia fa una distinzione tra le violenze di Babilonia e quelle auspicate dal salmista per la vendetta che sogna da tempo. E sottolinea: “Il salmista non dice ‘io ti devasterò’, ma ‘beato chi ti renderà la tua stessa devastazione'”. Il lettore già a questo punto è abbastanza disorientato. Ma la Murgia ristabilisce subito il focus della narrazione tirando in ballo i suo nemici preferiti e afferma: “Il salmo mi è tornato in mente nei giorni scorsi in tre circostanze. La prima quando Roberto Saviano è stato costretto a presentarsi davanti a un tribunale per rispondere del fatto di aver detto “bastardi” a Meloni e Salvini in una trasmissione televisiva, con lucida indignazione davanti alle immagini del corpo di un piccolo migrante morto affogato per assenza di soccorsi nel Mediterraneo”.

    Insomma un giro di parole per fornire un assist a Saviano che recentemente ha sbottato in tribunale proprio per il procedimento scattato a seguito dei suoi insulti a Salvini e Meloni. Ma in questa sete di “vendetta” di cui parla la Murgia non vengono risparmiate stoccate a Ghali che, secondo la Murgia, ha attaccato Salvini a San Siro durante il derby per gli stessi motivi di Saviano, e a Signorini che ha stigmatizzato gli attacchi ricevuti dopo essersi dichiarato contrario a qualunque forma di aborto. Insomma la lezioncina morale è servita. Con buona pace di chi cerca di far capire a un certo mondo di sinistra che l’attacco personale e l’insulto non fanno certo parte della normale dialettica politica e culturale.


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