La Vigilanza Rai si mobilita: “Basta col presenzialismo dei virologi”

Dic 24, 2021

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    Basta con la “variante Ariston”. Ora a schierarsi contro la sovraesposizione dei virologi in televisione è stato il ministro Giancarlo Giorgetti che, secondo quanto riferisce Repubblica, avrebbe posto il tema davanti al premier Mario Draghi nel corso dell’ultima cabina di regia sul Covid.

    Una presa di posizione che trova tanti sostenitori in commissione di vigilanza Rai dato che, sempre come riporta Repubblica, il presidente Alberto Barachini sembra intenzionato a stilare un vero e proprio vademecum per invitare la Rai a offrire un’informazione corretta e imparziale sul Covid. “Alla buon ora, sia per Giorgetti sia per Barachini. Dopo venti giorni dal dibattito aperto da Mentana su come comunicare i dati scientifici in tempo di pandemia, e soprattutto dopo le parole del presidente Mattarella, finalmente si è arrivati al punto”, esulta a ilGiornale.it Michele Anzaldi , vicesegretario della commissione di Vigilanza Rai. Il deputato renziano, però, contesta l’approccio: “Mi pare sbagliato se l’elemento scatenante è stata la canzoncina gogliardica di tre virologi”, dice riferendosi al siparietto dei virologi Fabrizio Pregliasco, Matteo Bassetti e Andrea Crisanti che, sulla musica di”Jingle bells”, hanno cantato “sì sì sì sì sì sì vax vacciniamoci” durante una puntata della trasmissione radiofonica ‘Un giorno da pecora’. “Dopo che è successo di tutto – mi riferisco s un ex pugile, un ex consigliere Rai e una donna rappresentativa del mondo novax nelle trasmissioni del servizio pubblico – mi sembra fuorviante che il problema sia quella canzoncina”, spiega Anzaldi che aggiunge: “Appurato che questi ormai non sono più virologi ma malati di presenzialismo, c’è un problema di rappresentatività”. Secondo il deputato di Italia Viva, chi va in televisione deve far parte del Cts, ossia di quel gruppo di scienziati che è costantemente aggiornato sul quadro internazionale della pandemia. “O quantomeno, dovrebbe essere indicato dal Cts”, sottolinea Anzaldi che chiosa: “Anche io posso essere un ottimo virologo, ma fuori da quel contesto non sono costantemente informato né dal punto di vista comunicativo né scientifico”.

    Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche il forzista Andrea Ruggieri che dà “super ragione” a Giorgetti e dice: “Siccome i meccanismi della tivù li conosco bene, so che ormai è un’escalation a chi la spara più grossa per accappararsi più visibilità. Qualche virologo, poi, si è invaghito anche dell’idea di influenzare la politica e questo ha creato ancora più casino e, perciò, è bene mettere ordine. Il dibattito scientifico è bello e appassionante, ma si consuma nei convegni e lontano dalle telecamere”. Ruggieri, già dall’inizio della pandemia, chiede che venga posto un freno al presenzialismo dei virologi in televisione: “Abbiamo sentito Ricciardi invocare il lockdown non si sa a che titolo, abbiamo sentito Crisanti dubitare del vaccino, ma non c’è stato nessuno che abbia fatto una distinzione tra quanto un vaccinato si contagi meno rispetto a un novax. Inoltre non viene fatta alcuna distinzione tra contagi e malattie quando, invece, il vaccino ci autorizza a guardare solo ricoveri e terapie intensive”. Insomma, dal punto di vista comunicativo, è stato un vero fallimento. “Si devono bandire i condizionali, bandire i dubbi e di avere una maggiore responsabilità e chiarezza. La Rai può farlo e possono farlo anche le tivù private perché quando vediamo che i virologi cantare le canzonette significa che pensano di essere diventate delle celebrità”, attacca Ruggieri che avverte: “Sono dei professionisti al servizio della collettività che si devono guardare bene dal fare commenti politici che non è il campo”.

    Un duro monito si leva anche dalle fila dell’opposizione con Federico Mollicone di FdI che attacca: “I virologi ormai sono dei ‘tampognari’, ai limiti degli influencer su TikTok. La comunicazione sui vaccini e sulla scienza deve essere chiara e precisa, altrimenti si rischia di creare confusione”. Mollicone, fedele alla teoria di ‘non costringere ma convincere’ verso la vaccinazione, ritiene che sia necessaria “una campagna straordinaria su giornali e radio e TV locali e nazionali che sia chiara e certificata, gestita dal Dipartimento per l’Informazione con il sottosegretario Moles, finanziata con i fondi Covid”. Insomma, “basta virologi o sedicenti tali ormai influencer in tv: chi controlla ciò che dicono, il “fact checking”? Dicono tutto e il contrario di tutto”, sintetizza Mollicone.


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