L’accordo del Mef con Cassa depositi e prestiti: aiuterà la Pa a gestire i 200 miliardi del Pnrr

Dic 28, 2021

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    La Cassa depositi e prestiti diventa consulente speciale della Pubblica amministrazione per i progetti e i fondi legati al Recovery Fund. In ballo ci sono 200 miliardi di euro e il premier Mario Draghi sa che l’Italia non può mancare l’obiettivo e l’occasione di spendere correttamente i fondi che arrivano dall’Europa. In quest’ottica, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha stretto un accordo con la Cdp (controllata all’82% dal Tesoro) per sostenere la Pa nel mettere in pratica, passo dopo passo, il piano di sostegno europeo. L’accordo riguarda «iniziative di sostegno alle pubbliche amministrazioni nelle fasi di programmazione, definizione, attuazione, monitoraggio e valutazione degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza» spiega una nota. E l’obiettivo, «è quello di rafforzare la capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni per cogliere le opportunità del Pnrr, accelerare la realizzazione degli investimenti, facilitare il rispetto dei tempi e il conseguimento di obiettivi e traguardi previsti». La super Cdp guidata da Dario Scannapieco svolgerà quindi un ruolo di advisor definendo i cosiddetti «Piani di attività» per ciascun ministero: programmi che conterranno una descrizione puntuale delle iniziative da svolgere. Inoltre, in forza di specifiche convenzioni, le amministrazioni che provvedono alla realizzazione degli interventi del Pnrr a livello territoriale potranno avvalersi direttamente di Cdp (e di società da essa direttamente o indirettamente controllate) per attività di assistenza e sostegno tecnico-operativo, per la gestione di fondi e per attività connesse. Una sorta, dunque, di super consulente che da Nord a Sud del Paese avrà il doppio ruolo di consigliare e vigilare sulla buona realizzazione del piano. Nel dettaglio, gli interventi di sostegno previsti saranno molteplici e riguarderanno: l’assistenza alle Pa nella programmazione e progettazione degli interventi e nella definizione delle priorità (analisi strategica di contesto, valutazione di impatto, ecc.); l’individuazione di linee di investimento da realizzare attraverso procedure di partenariato pubblico-privato; il sostegno alle attività di monitoraggio e verifica del rispetto dei cronoprogrammi di attuazione di milestone e target (rispettivamente, obiettivi qualitativi e quantitativi) e dei principi di equità di genere, valorizzazione e protezione dei giovani e riduzione dei divari territoriali; l’assistenza ai potenziali beneficiari dei fondi nelle fasi propedeutiche alla predisposizione delle domande di finanziamento; l’assistenza tecnica alle amministrazioni pubbliche che svolgono procedure selettive finalizzate all’assegnazione dei fondi, anche attraverso il sostegno allo sviluppo di applicativi informatici dedicati. Tutto questo per continuare il cammino intrapreso dall’Italia che, per ora, ha centrato tutti i primi 51 obiettivi del Pnrr attesi entro l’anno (27 connessi all’attuazione di riforme e 24 di investimenti). Il Pnrr prevede 134 investimenti (235 se si conteggiano i subinvestimenti) e 63 riforme da realizzare entro fine 2026, per un totale di 191,5 miliardi.


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