Lagalla al primo turno chiude l’era Orlando. E Berlusconi lo chiama al telefono: “Contento”

Giu 14, 2022

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    A Palermo caos e pasticci. E a fare notizia, più di chi ha vinto le amministrative, è come è riuscito a vincere.

    Sullo sfondo il fatto che vince il centrodestra grazie alla Lega. Roberto Lagalla raggiunge, infatti, il 44,6%. In base alla legge regionale del 2016, che rispetto al resto d’Italia prevede il quorum del 40% anziché del 50% per l’elezione al primo turno, con questi numeri è, dunque, eletto sindaco di Palermo. Berlusconi telefona subito a Lagalla: «Sono contento di questo risultato al primo turno». Lagalla ha ringraziato Berlusconi e i due si sono ripromessi di incontrarsi presto. Al secondo posto Franco Miceli, del centrosinistra e M5s, con il 28,7%. Il candidato di +Europa e Azione Fabrizio Ferrandelli è al 14,6%. Affluenza al 41,82%, a fronte del 52,6% di cinque anni fa.

    «Credo che queste siano le elezioni più contrastate della città di Palermo. Abbiamo avuto elementi che ci dicono che bisognerebbe cambiare il sistema elettorale. La vittoria col 40% non è rispettosa della democrazia ed è al limite della Costituzione», ha commentato Miceli.

    La vera notizia è quella dei 174 presidenti rinunciatari che hanno mandato in tilt i seggi già alla vigilia del voto. Le prime avvisaglie che qualcosa stava andando storto già venerdì mattina. «Posso dire che la Corte d’appello venerdì sera ha proceduto con 90 sostituzioni di presidenti. All’apertura dei seggi, domenica alle 7, abbiamo poi verificato che ne risultavano assenti una quarantina – dice la dirigente dell’ufficio elettorale comunale Alessandra Autore – Dunque, complessivamente siamo rimasti con circa 120 presidenti in meno. Abbiamo lavorato tutta la notte senza sosta fino alla mattina di domenica per colmare i vuoti notificando anche provvedimenti a una serie di funzionari comunali”.

    Tra presidenti e scrutatori che non si sono presentati sono oltre 200 le persone segnalate alla Procura di Palermo. Aperta una inchiesta (il sospetto è che abbia influito la partita promozione del Palermo in B, che si è giocata domenica sera al Barbera) per accertare la legittimità o meno delle rinunce agli incarichi, molte delle quali sarebbero arrivate a poche ore dal voto. I reati ipotizzati sono l’interruzione di pubblico servizio, il rifiuto di atti d’ufficio e la violazione di una legge elettorale del 1960. Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori sono finiti i presidenti e gli scrutatori nominati in prima battuta, ma anche i sostituti entrati in gioco dopo le rinunce e che, a loro volta, hanno dato forfait all’ultimo minuto. Dopo settimane di veleni sulla mafia e di polemiche sui condannati Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro a sostegno di Lagalla, l’arresto di due candidati (Fi e FdI) per scambio elettorale politico-mafioso, i fari dovevano essere puntati solo sull’apertura delle urne. E invece è andato in scena l’ennesimo scempio. Tanto che l’Ordine degli avvocati di Palermo invoca addirittura l’annullamento delle elezioni. E Lega e FdI mettono sulla graticola la ministra Luciana Lamorgese per «la pessima gestione».


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