• Landau, in sequel Avatar metafora del mondo che viviamo

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    Continuare la narrazione del film di maggior successo di sempre, il kolossal fantascientifico Avatar (2009), blockbuster epocale (che tornerà in sala dal 22 settembre), sviluppando contemporaneamente tre sequel (l’ultimo, il quarto dovrebbe essere in due parti) sempre all’avanguardia nelle tecniche di realizzazione e tecnologie, dal 3d alla performance capture, spesso reinventati dallo stesso regista, James Cameron, puntando su tematiche universali e sempre attuali. E’ l’impresa titanica nella quale si sono imbarcati da oltre 10 anni il cineasta insieme al suo fidato produttore Jon Landau, che dopo vari rinvii stanno per riportare il pubblico, per nuove avventure, sul pianeta Pandora degli alieni blu Na’vi.  
    E’ infatti fissato per il 14 dicembre con Disney il debutto del primo sequel, AVATAR: LA VIA DELL’ACQUA, ambientato più di dieci anni dopo gli eventi del primo film. Al centro del racconto la storia della famiglia Sully (Jake, Neytiri e i loro figli) del pericolo che li segue, di dove sono disposti ad arrivare per proteggersi a vicenda, delle battaglie che combattono per rimanere in vita e delle tragedie che affrontano. Nel cast (tra molti protagonisti del primo capitolo e varie new entry), troviamo Zoe Saldana, Sam Worthington, Sigourney Weaver (in tre ruoli, compreso quello di una Na’vi 14enne), Stephen Lang, CCH Pounder, Edie Falco e Kate Winslet.     “In realtà ci abbiamo messo meno noi a realizzare il primo sequel di Avatar di quanto ci abbiano messo a fare il sequel di Top Gun” scherza Landau, nella conferenza stampa in collegamento streaming, dopo la presentazione alla stampa italiana delle prime spettacolari immagini (delle quali non si può rivelare ancora nulla) di ‘La via dell’acqua”.    
    Un universo, che mette in luce innanzitutto “il tema più universale di tutti, la famiglia, intesa non solo come quella biologica, ma anche come quella che ci si sceglie, il legame in una comunità – sottolinea il produttore -. Un viaggio fra generazioni che vuole raccontare anche le inquietudini e la ricerca del proprio posto nel mondo dei componenti più giovani, gli adolescenti”. Un altro argomento che resta centrale è la difesa dell’ambiente: “Il primo Avatar inizia e finisce con Sully che apre gli occhi – ricorda Landau – ed è quello che tutti noi dovremmo fare; capire che le nostre azioni hanno un impatto su chi è intorno a noi”. Per parlare di questi argomenti però “non possiamo fare una predica, si deve essere provocatori e usare la fantascienza come metafora del mondo che viviamo”.     Un’attenzione riflessa anche nella preparazione dei film: Abbiamo cercato di realizzare una produzione molto green, eliminando quasi del tutto l’utilizzo di plastica sui set.     Speriamo che chi esca dalla visione di questi film possa poi guardare al nostro mondo in maniera diversa, al bisogno di unione e contatto con chi abbiamo intorno”. Ognuno dei sequel “sarà autonomo, ma nel complesso sono parte di una saga epica molto più ampia”.    
    In Avatar: La Via dell’acqua, la famiglia Sully “arriva in un nuovo mondo, e all’inizio sono esclusi, non vengono accettati, lottano per difendere la propria identità”. Realizzare tre film insieme per Landau e Cameron è stata la più grande sfida: “Non volevamo iniziare la produzione prima di avere tutte le sceneggiature. A livello tecnico invece uno degli impegni maggiori è stato realizzare la performance capture sott’acqua”. James Cameron “spinge sempre oltre i confini del cinema. Il lavoro con lui rappresenta ogni giorno una sfida più entusiasmante”. Il produttore non è preoccupato per il cambio di abitudini del pubblico dovute alla pandemia: “Mi ricordo un articolo del New York Times del 1983 in cui all’avvento delle videocassette, si sosteneva che questo avrebbe ucciso il cinema in sala. Abbiamo visto che non è successo. Anche adesso sono convinto che le persone continueranno ad andarsi a cercare in sala l’esperienza del cinema, come hanno fatto con il nuovo Spider-man o Maverick, quando questa viene resa unica. E’ come con la musica, ascoltiamo le canzoni in streaming ma questo non ci toglie il gusto di andare a vedere i live”.


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