• L’asse Conte-Landini: la Cgil scende in campo per il M5s nel Lazio

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    Da Cortina d’Ampezzo alla Cgil è un attimo, per uno come Giuseppe Conte. Messi nell’armadio la tuta da sci e il pieghevole dell’hotel extralusso, il leader M5s ha nuovamente indossato i panni del difensore degli oppressi e dei poveri. Dopo il tour tra i percettori del reddito di cittadinanza, l’ex premier ha ripreso a tessere alleanze a sinistra, per accreditarsi come referente di quell’area, rosso-verde ecologista, in vista delle Europee del 2024. Ma prima di allora ci sono altri appuntamenti elettorali, primo tra tutti le elezioni regionali di febbraio. Un banco di prova per il nuovo posizionamento del M5s, anche se si dà già per scontata la sconfitta.

    Nel Lazio Conte ha stabilito un asse con la lista di sinistra «Coordinamento 2050» fondata da Stefano Fassina (Ex Pd poi Leu), Paolo Cento (ex Verdi), Loredana De Petris (ex parlamentare di Sinistra Italiana ora filo-5s), che appoggerà la sua candidata grillina Donatella Bianchi, conduttrice Rai ed ex presidente del Wwf, già testimonial antitrivelle nel referendum del 2016 (la Bianchi è data già per perdente dagli stessi Cinque Stelle ma è utile per riposizionare l’immagine del Movimento sui temi ambientalisti). Ma un altro alleato, non ufficiale di Conte è la Cgil di Maurizio Landini, con cui l’ex premier ha già stretto rapporto negli scorsi mesi. Adesso arriva un tassello in più. Tina Balì, segretaria nazionale della Flai Cgil (sigla del settore agroalimentare), ha annunciato la sua candidatura come capolista per il Coordinamento 2050 a sostegno della Bianchi, quindi al fianco del M5s. Una mossa che ha avuto una serie di avvisaglie nei giorni scorsi. Prima la partecipazione della Cgil di Roma e Lazio, con il suo segretario Natale Di Cola, all’assemblea «Elezioni Lazio: il Coordinamento 2050, sinistra e ambientalisti con il MoVimento 5 Stelle. Per una regione ecologica e solidale», a dicembre, presente sul palco anche Giuseppe Conte. Poi la battaglia della Cgil contro la realizzazione del termovalorizzatore a Roma, uno dei baluardi del M5s di Conte che proprio sul no all’inceneritore ha fatto cadere il governo Draghi. La discesa in campo della Balì è un altro indizio di una operazione di distacco tra Cgil e Pd, storico partito di riferimento, e contestuale avvicinamento al M5s. «Alle ultime elezioni regionali spiega la sindacalista al Foglio ho sempre sostenuto Nicola Zingaretti, penso sia stato un bravo presidente, ma oggi mi trovo più con il M5s, sono gli unici che nel merito stanno seguendo le istanze che arrivano dal sindacato».

    Il segretario regionale della Cgil smentisce un ordine di scuderia per gli iscritti: «Chi sostiene che la Cgil stia con i Cinquestelle tira decisamente troppo la corda – spiega Di Cola a Roma Today -. Gli iscritti leggeranno i programmi e si orienteranno come meglio credono». L’intesa Landini-Conte però non è un segreto. C’era stata la partecipazione del leader M5s, novello barricadero, alla manifestazione della Cgil a Roma, con tanto di strette di mano e dichiarazioni amorevoli («La nostra agenda sociale ha molti temi in comune con quelli della Cgil. Quando si tratta di condurre battaglie contro le buste paga da fame, il precariato selvaggio, noi siamo in prima fila. Il M5S c’è e ci sarà sempre»). Poi a inizio dicembre è stato il segretario Cgil ad andare in visita nella nella sede M5S di via Campo Marzio. Dal no alle armi in Ucraina a quello sulle misure economiche, fino ai candidati a sostegno del M5s, quella tra grillini e cigiellini sembra ormai una cena a lume di candela. E chi paga il conto è il Pd.


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