L’assist di Renzi: il presidente può essere votato da maggioranze diverse da quelle di governo

Dic 24, 2021

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    Si prepara a fare il regista. E detta le regole d’ingaggio con una frase che è già una trama: «Il Quirinale fa storia a sé». Di più: «Mattarella – afferma Renzi in un’intervista a Repubblica – fu votato da uno schieramento diverso da quello del governo». Insomma, c’è tutto lo spazio per costruire una candidatura che sparigli i giochi e le simmetrie del Parlamento.

    In ogni caso, Renzi capovolge l’affermazione di Draghi che in conferenza stampa aveva detto: «È immaginabile una maggioranza che si spacchi sull’elezione del presidente della Repubblica e si ricomponga nel sostegno al governo?».

    Una frase sibillina, che si può leggere in un modo o rovesciare perfettamente: Draghi è interessato al Quirinale fino a un certo punto. E oltre non vuole andare: se dovesse essere portato al Colle da una maggioranza risicata, si troverebbe in difficoltà. E a quel punto, forse, preferirebbe rimanere a Palazzo Chigi, a presidio della stabilità di cui è diventato sinonimo, fino alla fine della legislatura.

    Ma Renzi non sembra preoccuparsi troppo dei desiderata del premier e va per la sua strada. Confida che le trattative, dopo le feste, porteranno a individuare un nome di spessore, adatto all’Italia di oggi. E non mette in cima al decalogo dell’ascesa al Colle la condivisione di quel nome fra tutti i partner della maggioranza. Sarebbe auspicabile, non è necessaria.

    Dunque, se Draghi è attento a non esplicitare le sue aspirazioni, l’ex sindaco di Firenze mette in conto giornate pirotecniche e colpi di fantasia per centrare l’obiettivo di un presidente che sia all’altezza del Paese.

    Certo, le parole di Renzi mettono in affanno le geometrie del Pd che prova ad arginare, anzi a prevenire le incursioni del leader di Italia viva. «È importante – afferma all’Agi Enrico Borghi, responsabile sicurezza del Pd – che la maggioranza di governo abbia la capacità di dialogare per giungere a una sintesi su un metodo, con l’obiettivo di convergere prima possibile attorno a un nome il più autorevole e condiviso possibile».

    Renzi viene visto come il centravanti che si fatica a marcare e che può andare in gol all’improvviso, inventando all’ultimo minuto una soluzione che nessuno aveva immaginato. Meglio evitare sorprese, privilegiando in tutti i modi il dialogo.

    La corsa al Quirinale è ancora lunga e piena di insidie e non a caso Renzi invita a festeggiare il Natale senza troppi retropensieri, dando appuntamento al 10 gennaio.

    Gli ultimi giorni saranno quelli della giostra decisiva, prima sono solo schermaglie.

    Sullo sfondo di un Parlamento sempre inquieto e sempre più frammentato, fra tanti ex che peregrinano da un partito all’altro. La giornata porta dunque un altro spostamento: due deputate, Flora Frate e Maria Teresa Baldini, approdano sulla spiaggia di Italia viva, portando il pallottoliere renziano a Montecitorio a quota 29. Un doppio ingresso che vale ancora di più a pochi giorni dalla chiamata dei Grandi elettori per l’elezione del nuovo capo dello Stato. Colpisce anche il percorso accidentato delle due: Frate era arrivata a Roma con i 5 Stelle, poi si era avvicinata ai Radicali e ad Azione; Baldini, invece, era partita con Fratelli d’Italia e in seguito aveva trovato asilo nelle truppe totiane di Coraggio Italia. Ma il pendolarismo in questa legislatura ha raggiunto numeri sbalorditivi che possono far naufragare qualunque strategia e indicazione di partito.

    Anche per questo, per non sprofondare nelle sabbie mobili del voto, Draghi potrebbe sfuggire al totonomi del Quirinale e andare avanti per l’anno che ancora gli rimane, sul ponte di comando di Palazzo Chigi.


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