L’auspicio di Draghi e l’intesa con Macron: “Cessate il fuoco e parli la diplomazia”. L’ex Bce a Strasburgo rilancia una nuova Ue

Mag 4, 2022

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    Tra intervento e replica, Mario Draghi parla per circa cinquanta minuti davanti al Parlamento europeo riunito a Strasburgo in seduta plenaria. Un discorso in cui prova a disegnare l’Europa del futuro, ben consapevole che se l’Ue è uscita «unita» dopo questi due anni di pandemia, la guerra tra Russia e Ucraina sta invece mettendo a dura prova la tenuta delle istituzioni comunitarie. Sul concetto ha insistito molto anche nel faccia a faccia a porte chiuse con la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola. «Ci sono dei momenti – è stato il senso delle parole di Draghi – in cui la difesa dei valori europei è facile e altri, come oggi con la guerra, in cui è più difficile». Insomma, «l’unità dell’Europa è messa alla prova» e «dobbiamo difenderla con convinzione».

    D’altra parte, su molti, troppi dossier decisivi – a partire dalle sanzioni e dal delicato tema dell’approvvigionamento energetico – le posizioni sono ben più distanti di quanto appare nelle dichiarazioni pubbliche. Ed è per questo che il premier italiano sente la necessità di rilanciare con forza l’unità dell’Europa, immaginando «l’inizio di un percorso» che porti «alla revisione dei Trattati» con l’obiettivo di perseguire un «federalismo pragmatico» che «abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso», dall’economia all’energia fino alla sicurezza. Un «percorso» che deve passare dal «superamento del principio dell’unanimità» da cui ha origine la «logica dei veti incrociati», mentre bisognerebbe potersi muovere con «decisioni a maggioranza qualificata».

    Così, Draghi indica quelli che a suo avviso sono i grandi temi su cui l’Ue deve rilanciarsi. Lo fa con convinzione, anche se i molti banchi vuoti all’interno dell’aula di Strasburgo lasciano supporre che la strada non sarà priva di ostacoli. Come premessa, però, l’ex numero uno della Bce torna a condannare le «violenze dell’esercito russo» a Bucha e Mariupol e ribadisce il pieno «sostegno all’Ucraina, al suo governo e al suo popolo come il presidente Zelensky ha chiesto e continua a chiedere». E ancora: «In una guerra di aggressione non può esistere alcuna equivalenza tra chi invade e chi resiste». «Proteggere l’Ucraina – aggiunge – vuol dire proteggere noi stessi e il progetto di sicurezza e democrazia che abbiamo costruito insieme negli ultimi settant’anni».

    Detto questo, Draghi si schiera con nettezza per la linea del dialogo. L’Italia, dice, auspica un «cessate il fuoco», è «in prima linea affinché si arrivi ad una soluzione diplomatica» e «lavora per l’obiettivo della pace». Per questo l’Europa «può e deve avere un ruolo centrale nel favorire il dialogo». Una presa di posizione chiara, forse anche per rispondere alle critiche di lo accusa di essere troppo appiattito sulla linea di Washington (e Londra). Draghi, invece, ci tiene a rilanciare il ruolo della diplomazia europea proprio mentre Emmanuel Macron – presidente di turno dell’Ue fino al 30 giugno – è alle prese con il suo primo colloquio telefonico con Vladimir Putin dopo la rielezione.

    L’ex numero uno della Bce entra quindi nel merito delle questioni su cui l’Ue deve rilanciarsi. Innanzitutto l’allargamento dell’Unione, a partire dal «sì» all’adesione di Abania e Macedonia del Nord. Ma bisogna anche dare una spinta ai negoziati con Serbia e Montenegro. E ribadisce che l’Italia «vuole l’Ucraina nell’Ue». Poi c’è il capitolo energetico, la necessità di un «riorientamento strategico» dell’Europa, così da superare la «vulnerabilità verso Mosca» perché «una simile dipendenza è pericolosa» e «la centralità di domani passa dagli investimenti di oggi». Determinante anche il dossier della difesa comune, tanto che il premier rilancia l’idea di «una conferenza per razionalizzare e ottimizzare gli investimenti», visto che «la nostra spesa in sicurezza è circa tre volte quella della Russia», ma è «profondamente inefficiente» perché «si divide in 146 sistemi di difesa». Infine il tema migranti. «È necessario – dice Draghi – definire un meccanismo europeo efficace di gestione dei flussi migratori, che superi la logica del Trattato di Dublino». Insomma, conclude Draghi, «come disse qualche tempo fa la cancelliera Merkel», l’Europa deve essere «capace di prendere il futuro nelle proprie mani».


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