“Le lobby culturali sono solo a sinistra. Meglio l’estero: lì l’ideologia non conta”

Apr 30, 2022

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    Maestro Beatrice Venezi, dal suo podio in quale opera vedrebbe Giorgia Meloni?

    «Non so se glielo auguro perché la stragrande maggioranza delle eroine dell’opera fa una brutta fine. Forse una Fanciulla del West vittoriosa, perché è una donna coraggiosa, sicura di sé, forte dei propri valori, che prende posizioni anche scomode».

    E per Fratelli d’Italia?

    «Non conosco la realtà dall’interno. Il concerto del Primo maggio al MiCo, vivaddio di musica classica, per me è un impegno professionale e non politico. Se ci sono lobby culturali non sono a destra, ma a sinistra».

    Allora non vuole candidarsi?

    «Non è nei miei orizzonti, nessuno me l’ha chiesto ma mai dire mai».

    Lei vuole essere chiamata direttore e non direttrice, non ama le quote rosa, ha criticato gli eccessi del Me Too. Non ha mai subito molestie?

    «Vere e proprie molestie no, battute di persone da cui mi sono tenuta lontana. Ma è altrettanto violento non poter prendere posizione liberamente senza paura di ritorsioni».

    Lei si esprime liberamente.

    «Infatti lavoro e ricevo riconoscimenti per lo più all’estero, dove le simpatie politiche e ideologiche non contano».

    Che ne pensa del doppio cognome per i figli?

    «È la prassi anche in Paesi apparentemente più conservatori di noi, come la Spagna. Ci sono donne che vogliono prendere il cognome del marito e altre no. Credo stia alla sensibilità personale».

    Prenderebbe il cognome di suo marito?

    «Forse no. Mi piace il mio cognome. Sono fidanzata e innamorata, aspetto il momento propizio per avere figli. Non dico che sia facile coniugare lavoro e famiglia, anzi per il primo maggio bisognerebbe impegnarsi in questo senso».

    Aiuti alle donne che desiderano fare le casalinghe?

    «Anche. Ci sono Paesi che sostengono economicamente le donne che decidono in libertà di stare a casa e occuparsi dei figli».

    Ha diretto l’orchestra di Odessa e ha lavorato in numerosi Paesi dell’Est. Che cosa ha cambiato la guerra?

    «Sta portando a un cancel culture della cultura russa. Giovani pianisti non hanno potuto esibirsi. Sono stati cancellati concerti di Chajkovskij e ostakovi».

    Il momento più difficile della sua carriera?

    «È una difficoltà quotidiana dover essere sempre pronta, schivare cattiverie e invidie gratuite».

    A trentadue anni che significa per lei far parte della consulta femminile del Pontificio consiglio per la Cultura?

    «Rimarrei ore a bocca aperta ad ascoltare il cardinale Ravasi. Ci sono donne di tutte le fedi ed è un grande arricchimento».

    Il suo autore preferito è Mozart?

    «Non lo escludo dalla rosa dei miei preferiti, ma sono una pucciniana doc».

    A che cosa sono ispirati i suoi abiti?

    «Mi volevano far dirigere vestita da uomo ma più mi dici che non posso fare una cosa e più la faccio».


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