Le violenze dei pacifisti

Apr 25, 2022

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    L’immagine più brutta, tra le tante che questo 25 aprile ci ha consegnato, è sicuramente quella di una bambina di appena otto anni insultata pesantemente da un gruppetto di “coraggiosissimi” antifascisti. Si sono accaniti contro di lei solo perché tra le manine stringeva una bandiera a-stelle-e-strisce. L’aggressione è avvenuta oggi pomeriggio a Reggio Emilia mentre la piccola prendeva parte, insieme a una delegazione di +Europa e Italia Viva, al corteo cittadino. Purtroppo non è stato l’unico episodio di violenza a caricare di tensione e odio una celebrazione, quella della Liberazione, che ha sempre diviso il Paese.

    Se in passato gli scontri e le divisioni si consumavano tra il centrodestra e la sinistra per l’appropriazione indebita che quest’ultima pretendeva di esercitare sul 25 aprile, quest’anno l’odio degli antifascisti si è riversato su alcune frange più moderate e centriste della sinistra. Gli episodi, oltre a quello già raccontato di Reggio Emilia, sono stati numerosi. A Roma la violenza verbale di Vauro contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A Milano gli attacchi (sempre verbali) a Enrico Letta “servo della Nato” e le durissime intimidazioni alla Brigata Ebraica con cori a sostegno della Intifada. A Torino le bandiere della Nato e del Pd date alle fiamme. A Bologna il raid dei soliti centri sociali che hanno imbrattato e devastato le vetrine. Ovunque, poi, un profluvio di striscioni e slogan che, in nome di uno pseudo pacifismo, sono stati usati contro chi sta sostenendo, all’interno del governo Draghi, la causa ucraina attraverso l’invio di aiuti anche militari.

    Giusto questa mattina, ad Acerra, Mattarella aveva rimarcato che “il titolo di resistente va a tutti coloro che, con le armi o senza, mettendo in gioco la propria vita, si oppongono a una invasione straniera”. Una precisazione doverosa per i tanti (troppi), come Gianfranco Pagliarulo, che in nome di una imprecisata pace sostengono posizioni filorusse contro i “nazisti” ucraini. Eppure, per quanto nelle scorse ore sembrava si fosse ricreduto, oggi il presidente dell’Anpi ha sì condannato i fischi a Letta ma ha anche ribadito che le bandiere della Nato e degli Stati Uniti al corteo del 25 aprile non devono essere sventolate perché sono “inopportune”. Una puntualizzazione pericolosa viste le tensioni e le divisioni di oggi.

    Tanta violenza, però, non stupisce più. La sinistra ha da sempre il monopolio del 25 aprile. Da decenni, come ricorda Francesco Giubilei, si erge a giudice supremo: stabilisce chi ha il diritto a ricordare la Resistenza. Un’appropriazione indebita che, con il passare del tempo, ha portato a ridimensionare il ruolo avuto, durante la Seconda guerra mondiale, dai partigiani non comunisti. Oggi si è tentata la stessa operazione. Gli antifascisti hanno cercato di silenziare chi, all’interno della stessa sinistra, non solo ritiene doverosa la resistenza degli ucraini contro l’invasore russo, ma sostiene anche l’impegno attivo dell’Italia contro la guerra attraverso l’invio di armi. È sempre la solita violenza ideologica che poi in alcuni casi sfocia in quella fisica.


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