L'”effetto Conte” non c’è: sondaggi amari per il M5s

Set 11, 2021

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    Doveva far svoltare i Cinque Stelle. Doveva rimetterli in corsa, dopo il crollo delle Europee e due anni di lotte intestine per la leadership. Doveva “mettere il turbo” (Travaglio dixit) al nuovo Movimento, trasformato definitivamente nel partito. Doveva, per usare una metafora, svestire i jeans e far indossare il doppiopetto ai pentastellati, per trasformarli definitivamente in un vero e proprio partito. E invece di questo fantomatico “effetto Conte“, sbandierato in primavera e in estate, nei sondaggi non c’è traccia.

    Anzi. L’ex presidente del Consiglio ha fatto appena in tempo a prendere in mano le redini di quel che resta dei grillini, che già parla del proprio ritiro: “Lo dico francamente: questo è un impegno stressantissimo“, ha detto ieri a Modena l’ex “avvocato del popolo”, aggiungendo che “lavorare per il bene comune è una faticaccia enorme, quindi non credo che la potrò reggere fisicamente a lungo“. Il presidente dei 5Stelle – che, ricordiamolo, è entrato in carica il 6 agosto dopo una consultazione degli iscritti – ha messo le mani avanti e si è spinto addirittura a parlare del proprio successore: “Spero e faremo in modo che ci sia qualcuno più bravo di me, quando sarà il momento“. Questo primo tour de force in vista delle amministrative, insomma, lo sta stancando parecchio. E per fortuna che doveva fondare un partito tutto suo.

    A pensarci bene, è comprensibile che Conte si senta spossato e sconfortato. Il gradimento degli elettori per il Movimento, come certificano gli ultimi sondaggi, stenta a decollare e rimane inchiodato al 17%, giù dal podio delle rilevazioni. Le amministrative di ottobre si annunciano un flop: a Roma Virginia Raggi è in coda ai sondaggi, a Milano la candidata Layla Pavone è data al 3-5% (risulta insomma sconosciuta ai più, e persino Conte ha faticato a ricordare il suo nome) e la sindaca di Torino Chiara Appendino ha rinunciato a correre per il bis. Ed infatti il leader grillino, preventivando le probabili sconfitte, ha già messo le mani avanti: “Non faremo un risultato brillante – ha detto qualche giorno fa – questo è il tempo della semina, vedremo i frutti più in là“. Su quanto stia andando bene questa semina, specie il tentativo di promuovere il Movimento tra gli imprenditori del Nord-Est storicamente scettici, è lecito nutrire qualche dubbio, vista l’accoglienza riservata in Brianza all’ex premier.

    Senza dimenticare le difficoltà di Roma: i grillini fanno parte della maggioranza, ma le continue schermaglie tra Lega e Partito democratico li relegano ad un ruolo secondario, a fare da sponda ai dem. Anche il reddito di cittadinanza, una delle bandiere della prima stagione governativa pentastellata, sembra destinato ad essere riformato in profondità. È appena iniziata, è tutta in salita e già se ne vede la fine: non la migliore delle prospettive per l’era contiana.


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