Lega e Fdi «estremisti» per il no al ddl Zan

Giu 16, 2022

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    L’ossessione delle istituzioni europee per il «pericolo fascista» gioca brutti scherzi a giudicare dal rapporto commissionato dal Dipartimento tematico per i diritti dei cittadini e gli affari costituzionali del Parlamento europeo su richiesta della commissione Libe intitolato «Estremismo di destra nell’Unione europea». Il dossier, realizzato per analizzare «le caratteristiche distintive dell’estremismo di destra e delle azioni violente perpetrate da estremisti di destra in l’Unione Europea», si propone di «sviluppare una definizione operativa di estremismo di destra al fine di fornire un quadro migliore per la comprensione, lo studio e la misurazione del fenomeno». Temi delicati che richiedono, oltre a un’attenta conoscenza del tema, una imparzialità che, a giudicare dal profilo dei due autori Quentin Liger e Mirja Gutheil, non è del tutto garantita. Il vero problema però sono i contenuti del report che passa in rassegna il quadro dell’estrema destra nei singoli paesi europei con un approccio più ideologico che super partes. Così, nel calderone di movimenti di destra radicale, piccoli partiti neofascisti, improbabili associazioni e gruppi estremisti, sono finiti anche la Lega e Fratelli D’Italia: «In Italia, la popolarità dei gruppi di destra radicale così come la mobilitazione dei singoli, è aumentata negli ultimi anni. Partiti politici di destra radicale e nazionalisti radicali, come Lega e Fratelli d’Italia, insieme hanno ottenuto il 40 per cento dei voti alle elezioni del Parlamento europeo del 2019 in Italia, mentre i più recenti sondaggi d’opinione del 2021 per le prossime elezioni politiche italiane, mostrano che entrambi i partiti hanno voti superiori al 20%».

    Tra le motivazioni per cui i partiti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono inseriti nel rapporto, c’è la loro opposizione al Ddl Zan: «Il disegno di legge, che ha riscontrato una forte opposizione da parte dei due partiti di destra radicale Lega e Fratelli d’Italia, è stato approvato alla Camera dei Deputati in novembre, passando così al Senato, dove fu respinto». Poco importa che entrambi amministrano comuni, regioni e, nel caso della Lega, sia forza di governo. Leggere simili affermazioni fa non solo riflettere sull’affidabilità di questi rapporti europei ma è lecito chiedersi se sia giusto che l’Ue utilizzi le risorse dei cittadini per finanziare ricerche ideologiche e con probabili secondi fini politici.


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