• L’energia si mangia tutte le risorse. Ma per gli under 35 assunzioni più facili

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    La manovra sarà affiancata, come di consueto, da un decreto fiscale che definirà i contorni delle entrate con cui finanziare parzialmente la legge di Bilancio. La novità che ha suscitato sorprese (nonché le critiche delle associazioni dei consumatori) è la riduzione dal primo dicembre di 10 centesimi dello sconto alle accise sulla benzina, che però non dovrebbe coinvolgere gli autotrasportatori. Le imposte sulla benzina passeranno a 578,40 euro per mille litri fino al 31 dicembre 2022, mentre quelle su oli da gas o gasolio usato come carburante, in pratica il diesel, passeranno, sempre fino a fine anno, a 467,40 euro per mille litri. Si passa così dall’attuale taglio di 25 centesimi che, comprensivo di Iva, equivaleva a uno sconto al distributore di 30,5 centesimi, ad un taglio di 15 centesimi, che con l’Iva si tradurrà a dicembre in 18,3 centesimi in meno. Verrebbe aumentato di 450 milioni di euro fino al 2024, invece, il fondo dedicato al trasporto pubblico locale per contrastare gli effetti del caro carburante. Confermate le tre direttrici principali dei decreti Aiuti: il bonus sociale e i crediti di imposta, con aliquote più vantaggiose per le piccole attività (dal 30% al 35%) e le imprese (dal 40% al 45%). Si tratta delle misure che assorbono ben 21 dei 32 miliardi della manovra e che rappresentano le priorità politiche dell’esecutivo guidato dal premier Giorgia Meloni.

    Forza Italia (in foto il capodelegazione e ministro degli Esteri Antonio Tajani) è riuscita a ottenere un’altra vittoria nel confronto politico di maggioranza: la decontribuzione (fino a 6mila euro) per le aziende che assumono under 36 (anche con reddito di cittadinanza). Si tratta di un provvedimento esplicitamente richiesto dagli azzurri che avevano presentato una proposta per azzerare per tre anni i contributi ai giovani assunti a tempo indeterminato. Si tratta di un’altra nota positiva dopo l’incremento delle pensioni minime, segno che si è voluto trovare un punto d’intesa con tutte i partiti della maggioranza.

    Restano dei capitoli aperti anche se, come aveva spiegato il ministro dell’Economia Giorgetti, a ogni intervento deve corrispondere un’analoga riduzione di spesa nello stesso capitolo. E, dunque, per abbassare ulteriormente le tasse bisognerà mettere mano a una riduzione degli sconti fiscali che per ora è solo abbozzata . Allo stesso modo, occorrerà trovare un’uscita ordinata dalla giungla degli sconti sugli interventi in edilizia senza penalizzare un settore fondamentale per la crescita del Paese. Il 90% indicato dal decreto Aiuti-Quater per il Superbonus 110% potrebbe essere un punto di partenza. Anche se adesso il pensiero è principalmente rivolto alla ripartenza del mercato dei crediti d’imposta che ha bloccato l’accesso alla misura (Abi e Ance hanno proposto una compensazione con i debiti pagati via F24).

    Tagliare le tasse è sempre un rompicapo. Basti pensare alla rinuncia all’azzeramento dell’Iva su pane, pasta e latte. Visto l’impatto minimo sulle tasche degli italiani si è preferito lasciare le cose come stanno. Ma nel 2023 la sfida si riproporrà.


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