‘L’eredità di un giudice’, Maria Falcone ricorda il fratello

Mag 5, 2022

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    MARIA FALCONE CON LARA SIRIGNANO, ‘L’EREDITÀ DI UN GIUDICE’ (MONDADORI, PP. 144, EURO 17,50)

    A trent’anni dalla strage di Capaci, Maria Falcone ricorda il fratello Giovanni e si racconta in un libro, scritto con la giornalista dell’ANSA Lara Sirignano che si occupa di cronaca giudiziaria. E’ ‘L’eredità di un giudice’ che esce il 17 maggio per Mondadori e sarà presentato in anteprima nazionale al Salone del Libro di Torino, giovedì 19 maggio alle 10,30, all’Arena Bookstock. All’incontro interverrà Massimo Giannini, direttore de La Stampa.
        E’ il 23 maggio 1992 quando, lungo l’autostrada che da Trapani porta a Palermo, la mafia uccide il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani con una carica di cinque quintali di tritolo. A due mesi dal quel terribile attentato che ha sconvolto l’intero Paese e si è impresso nella memoria collettiva, si ripete quel tragico copione in via D’Amelio, quando a perdere la vita sono stati il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Maria Falcone ripercorre quei terribili giorni, la voglia di reagire, l’instancabile impegno e l’attivismo per promuovere una cultura della legalità. E riflette su come siano cambiati da allora la lotta alla mafia e il nostro Paese. Una testimonianza sincera e tenace che fonde la storia personale con una delle pagine più tragiche della nostra storia recente.
        Dopo la strage di Capaci nel Paese, e soprattutto a Palermo, qualcosa è cambiato. La rabbia diventa pretesa di giustizia, il lutto necessità di testimonianza. Nessuno può più rimanere indifferente. Né le istituzioni, né i cittadini. È l’inizio di quella metamorfosi culturale, morale e delle coscienze che Giovanni Falcone riteneva indispensabile per poter combattere la mafia su larga scala. Ma non solo: è anche l’inizio del viaggio di una donna che sceglie di tramutare il proprio dolore privato in testimonianza universale. Dalla morte del fratello, infatti, Maria Falcone – presidente della Fondazione Giovanni Falcone con la quale collabora dal 2018 la Sirignano – ha dedicato instancabilmente la sua vita all’affermazione dei valori della legalità e dell’antimafia nella società, e in particolare tra i giovani. 


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