• Letta apra gli occhi: questa è l’unica emergenza democratica

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    Ci sono le fantasticherie di Enrico Letta su Giorgia Meloni e sul ritorno del fascismo, e poi c’è la realtà. E la realtà è incontrovertibile. La realtà parla di un’aggressione vile ai danni di alcuni militanti del Carroccio che ieri sera stavano facendo campagna elettorale a Marina di Carrara. Sono stati presi di mira da un manipolo di anarcoidi violenti: i tavolini sono stati buttati all’aria, agli insulti e alle minacce sono stati subito accompagnati gli spintoni, e poi le botte con i bastoni delle bandiere leghiste. Alcuni se la sono cavata con tanta paura e qualche livido, altri sono finiti in ospedale (guarda il video). Un’azione squadrista come le tante a cui negli anni anni ci hanno abituato i centri sociali, gli antagonisti, i no global, insomma tutta quella galassia di sinistra extra parlamentare da cui i dem si sono sempre ben guardati dal recidere il cordone ombelicale.

    È dall’inizio della campagna elettorale che Letta non ne azzecca una. A volte il tempismo conta più di tutto il resto. E così, se per settimane vai in giro a raccontare che se vince la destra “l’allarme per la democrazia italiana diventa realtà”, che con la Meloni al governo il Paese rischia la deriva fascista, che saremo tutti quanti un po’ meno liberi, finisci per sbattere il grugno contro il muro se poi non solo persino i tuoi si accorgono che tutto questo allarmismo è solo una grossa panzana, ma addirittura ti scoppia in mano una grana come quella di ieri sera. Dal quartier generale del Carroccio fanno, infatti, notare che è stata proprio “la campagna di odio e delegittimazione contro Matteo Salvini e la Lega, organizzata dalla sinistra e dai suoi gruppi editoriali”, a produrre “effetti come l’aggressione organizzata di ieri sera”. Che poi non è nemmeno un caso isolato. Dall’inizio della campagna elettorale siamo già arrivati a quota cinquanta.

    Da sinistra, questo è certo, non arriverà alcun messaggio di condanna. E perché mai dovrebbe? I dem si sentono moralmente superiori. E poi: i cinquanta anarchici violenti non sono nemmeno tesserati piddì. Sono “solo” teste calde, del giro dei centri sociali, della galassia antagonista, magari del mondo no global. Questa la giustificazione che si raccontano per minimizzare i fatti. Epperò quel mondo, spesso segnato dall’illegalità, dalle occupazioni abusive, dalle prove di forza in piazza, dalle proteste violente, il Partito democratico non lo ha mai del tutto disconosciuto. Per carità nessuna violenza è stata mai giustificata, ma le prese di posizione sono sempre state blande e mai definitive.

    I voti, dopotutto, sono voti. E fanno comodo. Non ha stupito nessuno, infatti, che martedì scorso i dem Paolo Ciani e Andrea Catarci e Aboubakar Soumahoro di Europa Verde e Sinistra Italiana abbiano partecipato senza farsi alcun problema a un appuntamento elettorale allo Spin Time Lab, il palazzo occupato di via di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma. Dopo tutto, l’anno scorso, lo stabile abusivo aveva già ospitato il confronto tra i sette candidati alle primarie del centrosinistra. C’era persino il futuro sindaco Roberto Gualtieri. Da sempre, a livello locale in modo particolare, il Pd va a braccetto con queste realtà. Non sono tutte violente. Ma è lì che si annida l’illegalità. E così Letta, anziché vaneggiare su un improbabile ritorno al Ventennio, dovrebbe aprire gli occhi da tigre e accorgersi che l’unica, vera emergenza democratica si annida tra i centri sociali, tra gli antagonisti, tra gli anarchici. Gruppi che troppo spesso usano la violenza per esprimere il dissenso e mettere il bavaglio agli avversari.


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