• Letta cavalca il pregiudizio anti italiano dei tedeschi

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    C’è un solo Paese in tutta l’Unione europea ossessionato dalle elezioni italiane e, in modo particolare, dall’eventualità che Giorgia Meloni possa diventare presidente del Consiglio: è la Germania. E c’è un solo leader politico che, dopo essere stato in gita a Berlino per intrattenersi con gli alleati dell’Spd, gongola dei continui attacchi tedeschi: è Enrico Letta. Come se il profluvio di editoriali contro la leader di Fratelli d’Italia o l’endorsement del presidente socialista Lars Klinhgbeil (sconosciuto dalla stragrande maggioranza degli italiani) possano portare qualche voto in più al Partito democratico. Quello che il segretario dem non coglie è che il provincialismo con cui lui e una certa stampa progressista italiana rilanciano le ingerenze di un altro Stato europeo non mina affatto la credibilità dei suoi avversari ma la considerazione che all’estero poi hanno del nostro sistema democratico.

    I tedeschi non sono nuovi a certi pregiudizi. Nell’aprile del 2020, all’inizio della crisi pandemica, Die Welt invitava la Merkel ad ergersi a paladina del rigore contro l’Italia dove “la mafia stava aspettando i soldi di Bruxelles come una manna” dal cielo. Anni prima lo Spiegel, invece, se ne uscì in edicola con una pistola su un piatto di spaghetti per copertina. Non deve stupire, quindi, se giorni fa lo stesso settimanale ha pubblicato un articolo in cui la Meloni veniva bollata come “l’erede di Mussolini”, una “neofascista” che contrasta l’Unione europea e “detesta la Germania”. Lo Spiegel non è il solo giornale tedesco a vederla così. Già a inizio settembre la Sueddeutsche Zeitung descriveva la volubilità degli italiani, ora “appassionati” per la leader di Fratelli d’Italia, con una metafora (volgare): “fugace come una scoreggia”. Poi, da quando durante un comizio la Meloni ha avvertito che col centrodestra al governo finirà “la pacchia per l’Unione europea”, l’allarmismo tedesco si è fatto sempre più pressante. Ieri, ultima in ordine temporale, è arrivata la copertina del settimanale Stern dedicata alla “donna più pericolosa d’Europa”. La Meloni viene dipinta come il “veleno biondo” che “vuole trasformare l’Italia in uno stato autoritario, se vincerà le elezioni”.

    È in questo clima profondamente anti italiano che nei giorni scorsi Letta è andato in pellegrinaggio a Berlino. “Non è andato certo a ottenere un tetto al prezzo del gas”, ha spiegato nei giorni scorsi la stessa Meloni. “È andato a barattare l’interesse nazionale italiano con l’interesse del suo partito”. Ed è stato, infatti, in quell’occasione che ha incassato l’endorsement di Klinhgbeil. “Sarebbe davvero un segnale importante se Letta potesse vincere – aveva detto, in quell’occasione, il presidente dell’Spd – e non la Meloni che, come partito post fascista, porterebbe l’Italia in una direzione sbagliata”. Una scelta o, meglio, un’ingerenza di campo ribadita anche oggi in un’intervista al Corriere della Sera.

    Letta, dal canto suo, gongola per tutti questi attacchi alla Meloni. “Non sono andato a Berlino per chiedere un endorsement”, ha ribattuto oggi su Rtl 102.5. “Ma per parlare con uno dei nostri principali partner europei sul tema dell’energia e per difendere l’interesse dell’Italia e dell’Europa”. Peccato che i suoi commensali, il cancelliere Olaf Scholz in testa, siano i meno allineati a difendere l’interesse dell’Italia e dell’Europa e anzi, dall’inizio della crisi energetica, abbiano più volte tentennato dimostrandosi i più teneri nei confronti di Putin, tentando vie secondarie per mantenere gli accordi con la Russia e opponendosi al price cap. E che dire delle lezioni impartite dall’Spd, se non che in Europa è probabilmente il partito con maggiori interessi (personali) sul gas russo. Insomma, i testimonial del Pd non sono così affidabili e prestargli il fianco finisce solo per minare la stabilità del Paese.


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