Letta e Pd in preda ai fantasmi: ora gridano alla “democratura”

Ago 13, 2022

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Ombre nere. Un passato che ritorna, con violenza. E la fiamma, quella fiamma nel simbolo. E ancora: il passato, sempre il passato. I fantasmi, le ombre nere appunto, che minacciano il presente. E poi il fascismo che, anche se il secolo scorso se l’è portato via, rischia di tornare, sempre. E poi la Costituzione italiana. Minacciata, ovviamente. Il rischio che venga deturpata, stracciata, calpestata, aprendo così le porte alla dittatura. È questo l’oggi dipinto da Enrico Letta e dai suoi sui giornali e nei talk show. Un oggi distopico imperversato da fantasmi che vedono soltanto loro e da ombre nere che li gettano in un delirio collettivo del tutto avulso dalla realtà.

L’ultimo appiglio è la proposta di Berlusconi di riformare la Costituzione. Presidenzialismo, elezione diretta del capo dello Stato. Nulla di nuovo. Se ne era già parlato in passato trovando il favore di molti costituzionalisti. Il Pd, però, ha piegato le parole del Cavaliere sfoderando le armi della solita propaganda demagogica. Oggi, per esempio, al Corriere della Sera Andrea Orlando dice: “La destra vuole una concentrazione di poteri e un equilibrio diverso rispetto alla tradizione delle democrazie europee. Non ci troviamo di fronte a nostalgici di regimi del passato, ma ad ammiratori di regimi del presente. Mi riferisco a forme di democratura con le quali non casualmente hanno flirtato gli esponenti della destra italiana”. A suo dire, una volta arrivato al governo, il centrodestra punterebbe a trasformare l’attuale democrazia in una “democratura”, ovvero (spiega la Treccani) in un “regime politico improntato alle regole formali della democrazia, ma ispirato nei comportamenti a un autoritarismo sostanziale”.

In una intervista alla Stampa Enrico Letta non parla di democratura né di dittatura ma l’accusa che lancia al centrodestra è altrettanto grave e del tutto campata per aria. “Questa destra – dichiara – vuole sfasciare la costituzione”. Poi argomenta: “Il messaggio della destra è l’uomo forte, semplificare tutto, tipico di Bolsonaro, Trump e Orban. Si vota una persona e poi si tolgono liturgie e orpelli”. Secondo il segretario piddì il presidenzialismo è “profondamente contrario allo spirito della nostra costituzione che ha al suo interno punti di riequilibrio fondamentali”. Sulla stessa lunghezza d’onda, in questo delirio di democrazie rovesciate e nuovi despoti, si è schierato anche Romano Prodi che a Repubblica dice che “le affermazioni di Berlusconi confermano quanto alto sia il rischio cui è esposta la democrazia italiana in caso vittoria di questa destra”.

Le critiche al presidenzialismo e i deliri sul rischio dittatura in Italia sono gli ultimi colpi di un Partito democratico senza argomenti e in evidente difficoltà. Queste sparate a salve arrivano dopo settimane di polemiche infondate sul passato di Fratelli d’Italia. Polemiche che, pur avendo la stessa Meloni ribadito (per l’ennesima volta) che “la destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia da decenni, condannando senza ambiguità la privazione della democrazia e le infami leggi anti-ebraiche”, sono state rintuzzate con la richiesta strampalata di togliere la fiamma dal simbolo. Tutte accuse strumentali che hanno un solo, disperato obiettivo: cercare di rinsaldare a sinistra l’odio cieco nei confronti del centrodestra.


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