• Letta sfrutta il Colle: “Il centrodestra caccerà Mattarella”. Calenda lo zittisce

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    Russia, Costituzione, fascismo: Enrico Letta si gioca tutte le armi (della disperazione) per rientrare nella partita elettorale. Ora è il turno del capo dello Stato Sergio Mattarella. Il leader del Pd tira in ballo l’inquilino del Colle, evocando il pericolo (inventato) di un centrodestra pronto a buttare giù Mattarella. «Tutta questa fretta, questo ardore, nascondono il vero obiettivo della destra: mandare a casa Sergio Mattarella. Berlusconi se l’è lasciato sfuggire, l’intenzione è chiarissima, ma noi ci opporremo in ogni modo. Il vero problema è l’obiettivo che hanno, inaccettabile. Io sono contro il presidenzialismo, lo trovo una scorciatoia insidiosa il modo populista di dire ai cittadini: guardate, le cose non vanno bene, datemi tutti i poteri in mano e risolvo io. La verità è che sanno benissimo che non sarebbero in grado di governare un momento così difficile e si stanno costruendo l’alibi perfetto per non farlo. Una legislatura che si imbarca in uno scontro di civiltà su un cambio di Costituzione è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno», attacca in un’intervista a La Stampa.

    L’allarme di Letta rimedia sberle bipartisan: «Son tutte cazzate, non si caccerà Mattarella e non si cambierà la Costituzione» commenta Carlo Calenda. E dal Pd trapela un’amara certezza: «Letta è completamente nel pallone. Aveva in testa un solo schema: l’alleanza con M5S. Saltata quella, e saltato il rapporto con Calenda, è andato fuori di testa ed ha iniziato a sbagliarle tutte. Nel Pd impera lo spavento e lo sbigottimento», rivela al Giornale una fonte vicina alla corrente Base Riformista.

    Il segretario è terrorizzato dal tracollo. «Se il Pd va sotto il 20 Letta si dimette il 25 notte», spiega la fonte dem al Giornale. Al Nazareno giù si lavora al dopo. Il ministro della Cultura Dario Franceschini sta lavorando all’individuazione di un profilo che possa far rinascere il campo largo con i Cinque stelle. Le opzioni sono due: Peppe Provenzano e il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Gira anche il nome di Ely Schein, numero della giunta emiliana e candidata al Parlamento con il Pd. Si attende l’esito elettorale e si valutano le opzioni.

    Dal proprio canto l’ex premier sta mettendo in campo tutte le mosse per mobilitare la base dem. E nel frattempo si prepara l’alibi delle ingerenze russe: «L’idea di istituire una commissione d’inchiesta per chiarire gli eventuali rapporti fra Mosca e alcuni partiti, tra cui la Lega? Non la voglio personalizzare la cosa, però il tema di dire che cosa ha voluto dire e vuol dire l’influenza di Putin nel nostro sistema mi sembra una posizione abnorme. Tutto ciò che serve per accendere i riflettori sulle ingerenze russe è sicuramente utile». Si aggrappa al premier Draghi: «Sono l’unico che ha aiutato il governo Draghi, che non ha mai votato contro a nulla del governo Draghi e che fino in fondo ha fatto di tutto perché andasse avanti. Tutti gli altri leader hanno un grosso peccato: con le loro scelte hanno fatto cadere il governo Draghi», rivendica il leader dem. Sperando in un endorsement del capo dell’esecutivo che però non arriva. È fuori controllo e teme il tallonamento del M5s. «Letta usa il presidente della Repubblica per la sua disperata campagna elettorale. Adesso agita un altro pericolo e lui rimane anche questa volta l’ultimo baluardo. Pensa di prendere qualche voto ma non fa un bel servizio al Paese», attacca il renziano Davide Faraone.

    E dal fronte leghista si ricorre all’ironia: «Presidenzialismo per cacciare Mattarella? In campagna elettorale c’è folklore. Nel programma del centrodestra c’è l’autonomia differenziata che è responsabilità e fa crescere il Pil», commenta il ministro del Turismo Massimo Garavaglia.


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