Letta sventola le bandierine: ddl Zan e “ius culturae”

Mag 15, 2022

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    «Il mio impegno è fino in fondo, fino alla fine: il Pd non defletterà finché non saremo riusciti a colmare questa mancanza». Per rilanciare in grande stile la battaglia sui diritti, dal ddl Zan allo ius culturae, il segretario dem Enrico Letta usa toni forti: «Potrò dire che il mio tempo al Pd sarà stato utile quando verranno approvati».

    Il Pd si è dato appuntamento a Milano, con il sindaco Sala gran cerimoniere e l’impegnativo slogan «Non ci arrendiamo», con l’annunciata intenzione di «ricucire la ferita» dello stop al testo anti-omotransfobia subito al Senato e «fare in modo che entro questa legislatura si possa approvare la norma». Con «mediazioni su alcuni punti», dice Letta, ma senza cedimenti «su quelli fondamentali», perché – chiosa l’autore della legge Alessandro Zan – «se c’è volontà politica le leggi si fanno in pochi giorni». Che però la «volontà politica» su Zan o ius culturae ci sia è tutto da vedere. E non solo da parte del centrodestra, che alza subito le barricate: «Con le bollette, i rincari e le imprese in ginocchio, la priorità del Pd resta lo ius soli? Letta vive su un altro pianeta», attacca Giorgia Meloni. E Salvini le fa eco: «Zan? La mia priorità è il lavoro». «Non avete il coraggio di dire che non volete queste leggi», le replica il leader dem. Che spiega: «Proprio nella situazione che viviamo oggi, con una guerra nel cuore d’Europa, la questione dei diritti è ancora più centrale per rafforzare la qualità della nostra democrazia e il nostro essere paese civile». Anche il coordinatore di Fi Antonio Tajani lo critica: «Prima dello ius culturae, che andrebbe bene, bisogna avere una forte identità di valori».

    Il battibecco via Twitter con la leader di Fdi indica però che la questione «diritti» – da entrambe le parti – è usata più come bandierina identitaria da campagna elettorale che come reale obiettivo parlamentare. Se a destra si punta sulla semplice arma dell’ostruzionismo per bloccarne l’iter, a sinistra si sa di non avere i numeri in questo «parlamento difficile», come lo definisce il Pd Mirabelli. E l’annuncio della ripresentazione del ddl Zan non è stato seguito, in queste settimane, da alcun atto concreto: nessuna richiesta di calendarizzazione, nessun contatto anche informale con gli altri partiti per cercare «mediazioni»: «Abbiamo solo depositato il testo pari pari, non sta succedendo nient’altro», spiega un senatore. Che non nasconde lo scetticismo: «Dubito che, anche se noi volessimo davvero trattare, cosa per ora non dimostrata, il centrodestra possa aprire spiragli a ormai pochi mesi dalla campagna elettorale».

    Ma è proprio in vista della battaglia per le Politiche che il Pd ha bisogno di rialzare le insegne di sinistra, per mobilitare e recuperare una parte di consensi che la ferma linea pro ucraina e occidente di Letta rischia di allontanare, e che l’«alleato» Conte sta cercando di risucchiare con la sua propaganda «pacifista» anti-Usa e anti-Nato (e, soprattutto, anti-Draghi), che strizza l’occhio alla Russia putinista. E che nella sinistra orfana dell’Urss può aprire una breccia.


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