Libano: presidenziali, nuova fumata nera in parlamento

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 Il parlamento libanese non è riuscito a eleggere il nuovo presidente libanese nella settima seduta convocata dal presidente dell’assemblea Nabih Berri. Lo stesso Berri ha convocato una nuova seduta per il 1 dicembre prossimo.
    Come riferiscono i media di Beirut, i principali gruppi parlamentari, espressione dei partiti politico-confessionali locali sostenuti dalle diverse potenze regionali e internazionali, non hanno ancora raggiunto un accordo per l’elezione di un candidato “di consenso”.
    Al primo turno di voto è necessaria una maggioranza qualificata di due terzi (86 su 128 voti), mentre al secondo turno è sufficiente una maggioranza semplice (65 voti). Oggi, come già accaduto nelle altre sei votazioni precedenti, la coalizione filo-iraniana, guidata dagli Hezbollah e di cui fanno parte sia la Corrente patriottica libera (Cpl), fondata dall’ex presidente Michel Aoun e guidata da suo genero Gibran Bassil, sia il Movimento Amal dello stesso presidente del parlamento Berri, ha votato scheda bianca al primo turno e ha poi fatto mancare il quorum per il secondo turno.
    I partiti più vicini al fronte occidentale, assieme ad alcuni deputati detti “del cambiamento”, hanno ormai da settimane trovato una posizione comune per il candidato Michel Mouawad, ma anche oggi quest’ultimo non è riuscito a ottenere la maggioranza qualificata al primo turno.
    Facendo mancare il quorum per il secondo turno, la coalizione guidata dagli Hezbollah impedisce di fatto l’elezione di un presidente che non sia “di consenso”. L’ex presidente Aoun era stato eletto capo di Stato nel 2016 dopo quasi due anni e mezzo di vuoto istituzionale. 
   


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