Libia, l’ipocrisia di Letta

Lug 29, 2022

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Abbiamo deciso di non votare a favore del rifinanziamento della missione di sostegno alla Guardia Costiera Libica”, così afferma il Segretario del Pd Enrico Letta con la spiegazione di non aver visto nei confronti dei libici un impegno concreto nel realizzare un percorso di cambiamento. La notizia, che ha fatto scalpore, in realtà è lo specchio di una realtà che va avanti da anni ma che è stata ignorata dalla maggior parte degli esponenti dem.

I primi patti con la Libia furono stabiliti nel 2017, all’epoca del Ministro Minniti, generando, fin dall’inizio, non poche perplessità all’interno della sinistra, in quanto vennero promessi ai libici soldi, mezzi e missioni di addestramento per dare modo alla guardia costiera di Tripoli di bloccare le partenze.

Inizialmente, senza dubbio, era un piano importante per affrontare l’emergenza. In realtà, però, questa decisione già allora divise le fazioni moderate del Pd favorevoli alla scelta e coloro più vicini alle realtà associative e alle ong che hanno denunciato, senza troppi successi, cosa stava succedendo all’interno del partito.

Un’inchiesta targata Reuters affermò, infatti, che parte dei soldi italiani siano finiti per anni nelle tasche di milizie armate operanti nei territori costieri e che, quindi, la diminuzione degli sbarchi sia stata determinata dalla trasformazione di gruppi criminali in controllori e gestori del traffico di esseri umani.

Accuse pesanti, che il Viminale ha sempre smentito, ma che sono state confermate più volte da svariante fonti. Ultima tra queste, quella arrivata dalla deputata Pd Giuditta Pini durante un’intervista del 6 aprile scorso che ha accusato il Partito Democratico di aver chiuso gli occhi sui finanziamenti desinati ai campi di concentramento libici.

Abbiamo fatto un documento che è stato approvato all’unanimità dall’assemblea del Pd” spiega la deputata, precisando che l’assemblea è il luogo supremo del partito, composto da mille persone e da cui tutte le decisioni sono vincolate, sia per la presidenza che per la segreteria, anche se essa cambia.

Nonostante questo, il documento a mia firma, è stato ignorato prima da Zingaretti e poi da Letta e questo perché ci sono molti interessi in gioco. La Libia è un paese molto complesso e ha una fortissima instabilità in mano a milizie, diviso da una guerra civile dove ci sono interessi economici anche molto importanti e strategici”, racconta Pini facendo da sponda, anzi confermando quei sospetti, sempre messi a tacere, sulla questione libica.

A un certo punto, se tu sai che ci sono dei campi di concentramento non è che puoi aspettare di fare qualcosa – affonda la dem riferendosi ai colleghi di partito e, presumibilmente al segretario Letta che – da quanto rivelato – sembrerebbe aver finanziato una missione fasulla o comunque frutto di un finto perbenismo ma che, nella realtà dei fatti, non ha fatto altro che peggiorare la situazione.

A conferma di ciò continua la deputata: “Sappiamo che in questo momento ci sono persone torturate con i soldi che gli diamo, noi abbiamo foto e video, lo sappiamo tutti quello che succede. Questo far finta che non sia succedendo questa cosa mi pregiudica la credibilità di tutto il partito su ogni cosa”.

Quanto raccontato della dem sembra confermare i mille sospetti sulla duplicità delle politiche adottate dal Pd riguardo al problema libico. Politiche che, pur provvedendo a cospicui finanziamenti, non hanno mai previsto piani di salvataggio reali e concreti.

Questo, nonostante la segreteria, prima presieduta da Zingaretti e poi da Letta, fosse al corrente dell’impiego di milizie criminali per il controllo dei campi di concentramento.

Il Pd dovrebbe spiegare e chiedere scusa per quello che è successo”, conclude durissima Giuditta Pini. Una spiegazione mai arrivata dal fronte dem che, anzi, fino a ieri ha sempre rivendicato l’umanità, l’aiuto e i risultati ottenuti sull’immigrazione libica. Anche per questo la decisione di Letta assume l’aspetto di una strumentale giravolta.

Nell’interpretazione della Pini i presunti successi nella lotta all’immigrazione sarebbero infatti il risultato di un’operazione molto sporca, portata avanti grazie ai silenzi di larga parte dei vertici del partito.

Probabilmente, il segretario Dem, visto il clima elettorale e la pressione subite dal Pd, ha ben pensato di liberarsi di una delle tante “zavorre” che potrebbero venirgli rinfacciate dai suoi stessi compagni di partito. Ma, soprattutto, una mossa che si traduce nella ricerca del consenso nelle frange della sinistra più oltranzista, soprattutto quelle legate alle ong e ai gruppi umanitari.


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