Libri: ‘Dopo il traguardo’, Alex Schwazer si racconta

Nov 10, 2021

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    (ANSA) – ROMA, 10 NOV – “Questo libro è un resoconto sincero,
    schietto, fedele di ciò che mi è capitato. Non è la confessione
    di un diavolo e neppure l’apologia di un angelo. Chi vuole
    leggere la biografia di un uomo senza peccati ne deve scegliere
    un’altra, non la mia”. Alex Schwazer si racconta così in ‘Dopo
    il traguardo’, il libro edito dalla Feltrinelli in uscita
    domani. Dopo l’archiviazione del secondo procedimento penale per doping “per non aver commesso il fatto”, Schwazer vuole tornare a
    gareggiare. La sua è una storia di cadute e di redenzioni, di
    rinunce e di rinascite.
        Il 36enne marciatore di Vipiteno diventa un campione da giovane,
    forse troppo giovane: “Il mio vocabolario comprendeva solo due
    parole, allenamento e riposo. Non avevo un colore preferito o un
    piatto preferito. Non avevo un passatempo, una passione o un
    obiettivo che non fossero la marcia”.
        Alle Olimpiadi di Pechino del 2008 sale sul podio più alto
    nella 50 km di marcia. È il coronamento di un sogno. Ha solo
    ventitré anni. Ma quel trionfo complica tutto. È come la
    kryptonite, per lui. Si logora. Sempre più solo, e in preda alla
    depressione, va in Turchia e acquista l’eritropoietina, un
    ormone proibito. A poche settimane dalle Olimpiadi del 2012
    arriva il controllo, e risulta positivo. Niente Londra. Niente
    più sport, forse. Una punizione esemplare. Ma è proprio allora
    che torna la febbre che sta prima e dopo ogni traguardo, il
    futuro che si tende nell’aria: “Quando ho toccato il fondo, mi
    sono chiesto come mi fossi cacciato in quella situazione – le
    parole di Schwazer – Quel giorno ha segnato la rinascita
    dell’uomo che avevo dentro e che da tanto tempo non trovava
    spazio per uscire. Quel giorno ho capito di essere in un
    labirinto immenso e
    apparentemente senza via d’uscita, nel quale brancolavo da anni.
        Un labirinto nel quale avevo perso tutto. La persona che ero, la
    mia fidanzata, la credibilità, la dignità. Solo ora ne sono
    uscito”. “Sono sopravvissuto a un’imboscata, una macchinazione
    subdola e crudele che in altri momenti mi avrebbe annientato –
    sottolinea l’altoatesino – Ancora oggi, a distanza di cinque
    anni, non so come ho fatto a mantenere l’equilibrio. Questa è la
    storia che voglio raccontare”. (ANSA).
       


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